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Nov 0920

Beaubourg di Renzo Piano tra i più brutti edifici al mondo

Pubblicato da Paolo di Lautrèamont alle 19:37 in ambiente, cultura


Finalmente qualcuno scrive ciò che sostengo da tempo (ovviamente nulla di personale nei confronti di Renzo Piano): il Beaubourg è il quarto edificio più brutto del mondo. Altra soddisfazione per il mio ego da architetto dilettante: anche il terrificante hotel nordcoreano -da me già più volte denigrato- fa parte dei 10 edifici più orrendi...

QUI la classifica completa.
QUI la slide degli edifici.

A dire la verità io avrei messo nella classifica anche questo centro commerciale realizzato da Piano a Nola in Campania.
 

Nov 0920

Guanaca -blogtelling- 5

Pubblicato da Paolo di Lautrèamont alle 14:56 in Letteratura


Le precedenti puntate sono sul blog -sotto il tag "Letteratura" o nelle pagine di archivio a partire dal 16 novembre.

Ad altre televisioni internazionali venne rilasciato un video sul buongoverno di Fé d'Ostiani, con una dichiarazione che motivava lo scioglimento del parlamento con una "minaccia di golpe contro il presidente regolarmente eletto". Il tutto venne santificato dalle firme di un centinaio di costituzionalisti imparziali, epperò vicini al governo. Fé d'Ostiani mostrò sulle televisioni nazionali fotografie che ritraevano il capo dell'opposizione in pose inequivocabili con un ex ministro, condannato per "corruzione e scandali sessuali di varia natura".

Intanto una metà dei manifestanti era rimasta in strada, ricompattandosi, così che non era possibile bloccarli se non sparando con i blindati piazzati sulle vie laterali. Ma nessuno dei responsabili militari si era sentito di procedere a una mattanza che sarebbe stata filmata e trasmessa sulle televisioni di tutto il mondo.

 Cos'era successo al gruppo di Eleuterio e Longinotti?

...Appena avevano sentito il rumore degli elicotteri si erano nascosti all'interno di un palazzo, sperando che l'esercito non facesse dei controlli anche lì dentro. Gli inquilini garantirono che non avrebbero telefonato alla polizia. Longino ricordava un metodo infallibile per far parlare un uomo, visto in un film. Si fece portare una pentola e dell'olio e accese il fuoco. L'uomo era stato imbavagliato e seguiva l'operazione sdraiato per terra, con le mani legate dietro la schiena. Quando l'olio cominciò a sfrigolare Longino ne versò una tazza su un ginocchio del ferito. Passarono alcuni minuti. Lo sbirro sgranava gli occhi e aveva la faccia congestionata dal dolore, mentre l'aguzzino improvvisato cominciò a riempire una seconda tazza di olio bollente, chiedendo Devo continuare?
Gli tolse il bavaglio ma l'uomo rimase in silenzio, dopo averlo insultato. Longino allora andò nell'altra stanza a discutere con Eleuterio Cerisola.

"Non testimonierà mai contro Fé d'Ostiani".

Eleuterio era d'accordo, ma aggiunse "...Forse potremmo chiedere aiuto agli americani".

INTANTO
nella sede dell'ambasciata americana di Guanaca una segretaria bionda dagli occhi blu di Prussia, di nome Patience, piangeva dietro la scrivania: l'addetto culturale per il quale lavorava non aveva osato venire in sede e l'ambasciatore si era rifugiato nell'appartamento di sicurezza, a prova di bombardamento, del resto già da alcuni giorni le fonti della intelligence avevano preannunciato disordini a causa della crisi economica. Ma Patience non piangeva per paura. Non riusciva a capire come mai venti milioni di esseri umani potessero credere a un mistificatore come il presidente di Guanaca. Lei proveniva da una famiglia che si era colorata di bianco al tempo in cui i democratici del sud erano razzisti, e anni dopo si era colorata di verde quando Al Gore aveva lanciato la crociata contro il global warming. Infine si erano colorati di nero, quando i democratici avevano trovato il new deal di Obama. Nel suo subconscio però Patience sapeva che il razzismo nel sud non era morto e che l'ambientalismo nascondeva una rivoluzione industriale di tipo nuovo, legata ai profitti e alle piantagioni per la produzione di biodiesel acquistate anni prima dal finanziere George Soros, un tipo cui era stato perdonato tutto, in cambio di generosi finanziamenti alla stampa e ad alcuni partiti.

Patience seguiva tiepidamente la fede politica di suo padre, pur sapendo che si trattava di una persona che si autosantificava demonizzando il proprio nemico e assolvendo ogni misfatto della propria parte. Capiva che quella situazione riguardava tutti i cittadini del mondo, e si sentiva senza ideali, anche se manteneva la certezza che il dilemma non poteva essere sciolto diventando blasée e disillusa come gran parte della gioventù americana, dedita all'ipertech, al salutismo, al disincanto, al disamore.

Così era rimasta sola, anche se tutti la trovavano abbastanza bella da perderci qualche giornata di corteggiamento pur di guadagnare il suo letto. Ma poi non riuscivano a reggere le sue fissazioni da Precieuse ridicule, e la piantavano in asso. Lei invece preferì andare in posti dove la gente pensava ancora a cose concrete, come sbarcare il lunario e zappare la terra. Aveva studiato storia, all'università: i testi parlavano di governanti incapaci o criminali come se si trattasse di fatti lontani nel tempo e nello spazio che si svolgevano in altri pianeti e in altre galassie. Poi era finita a Guanaca: le televisioni di Washington ogni tanto trasmettevano un réportage esotico in cui si descriveva la commedia di quel paese in perpetua crisi, con ministri corrotti, ministri contro la corruzione non meno corrotti, santi, galeotti, martiri, calciatori, terroristi e antiterroristi, affaristi ingenui, criminali e iuslatrici mischiati insieme, personaggi che sparivano e riapparivano in continuazione, attori e cantanti che sembravano i cortigiani descritti nel Trattato sulla Dissimulazione onesta di Torquato Accetto...

             L'ambasciata Usa era semideserta: il telefono squillò nel call center, ma non c'era nessuno a rispondere. Così Patience sollevò il ricevitore e rispose.

 "TENTIAMO
con questa telefonata", aveva detto Longinotti, e si era messo all'apparecchio. Ma non poteva certo pensare che la conversazione successiva avrebbe cambiato la sua vita affettiva.
"...Con chi parlo?" -esordì- "Sono la segretaria dell'addetto culturale... Cosa desidera?", rispose Patience.
" Siamo un gruppo dell'opposizione... Abbiamo catturato uno degli attentatori che hanno sparato sui nostri compagni, è un poliziotto al servizio di Carlo Fé d'Ostiani".

La frase era semplice e Patience non cercava di meglio per reagire all'impotenza. Abbandonò la cautela diplomatica, e la conversazione continuò in maniera informale: "Cosa posso fare?".
"Abbiamo bisogno di un rifugio sicuro e dell'immunità per l'attentatore che abbiamo catturato".
"...Sapete bene che non possiamo fare nulla da qui in tempi brevi, vi sono delle norme internazionali da rispettare..."
"Non ce ne frega della diplomazia, ci ammazzerebbero molto prima... Se riusciamo ad arrivare nella sede dell'ambasciata potrete verificare le cose e mettervi in contatto con Washington... Richiamerò quando saremo vicini al vostro palazzo."  E riattaccò.
Patience corse verso l'appartamento dell'ambasciatore e riuscì a convincerlo a dare ospitalità provvisoria ai capi della protesta. Non sapeva nemmeno di quante persone si trattasse... Intanto stavano arrivando gli inviati televisivi. In questo modo sarebbe stato più difficile per Fé d'Ostiani dare l'ordine di assalto contro i manifestanti rimasti nella piazza.
A quel punto si divisero in due gruppi. Una parte, guidata da Longinotti, si diresse verso la sede dell'ambasciata americana, nel centro di Guanaca, mentre gli altri tornarono indietro per riferire  quanto stava succedendo. Il miliziano catturato era nascosto da un cappello che gli copriva la fasciatura al capo e camminava male a causa del colpo subìto, ma sembrava disposto a confessare, dopo aver sentito che erano diretti all'ambasciata Usa: "...Se davvero gli americani stanno dalla vostra parte, parlerò, ma in diretta televisiva e con la garanzia di ottenere asilo politico in Europa o negli Stati Uniti".

Scesero giù nelle fogne, attraverso un tombino, con delle cartine della città. Avevano poca strada da percorrere.

 NEGLI STESSI GIORNI
un miliardario americano, figlio di un'afroamericana e di un emigrato dall'est Europa, senza moglie né altri parenti, stava completando l'acquisto di un'isola non molto lontana da Guanaca. L'isola faceva parte di un arcipelago legato a un'amministrazione postcoloniale, dove i cittadini riuscivano ad autogovernarsi come meglio credevano, grazie all'assenza di un vero governo centrale. Inoltre era priva di risorse e di turisti, dato che era cinta di coste alte e rocciose e  immersa in un mare quasi sempre tempestoso. Era estesa in longitudine per una trentina di chilometri e larga circa la metà: un'ampia montagna vulcanica sorvegliava i boschi circondati dal mare e da piccole zone coltivabili. Vi abitavano poche migliaia di contadini e pescatori e alcune vecchie famiglie coloniali. Jacob Sorowitz, l'acquirente, aveva idee fantascientifiche: aveva varcato la soglia dei cinquanta anni e non aveva più interessi nel business, cercava piuttosto qualcosa che potesse lasciare il segno della sua presenza nel mondo. Aveva pensato di affidare le proprie company a un manager fidato, in modo che l'attività andasse avanti. Intanto si era dedicato a studi e letture, come desiderava da anni. Aveva voglia di scalfire il mondo con qualcosa di più duraturo di un impero industriale, sperava di creare un punto di svolta per l'umanità e cercava di prepararsi al meglio. Si era formato una cultura eteroclita leggendo la storia della Russia (terra di origine dei suoi avi) e i romanzi di fantascienza, un genere che da anni accompagnava le sue letture notturne e le sedute di relax. Adesso quel massiccio pullulare di civiltà, culti strambi, barriere coralline ed esseri alieni si era mischiato col pragmatismo tipico di un vecchio squalo del mercato, formando una miscela potenzialmente esplosiva, visto che Sorowitz era una persona ricca e totalmente libera da legami personali, politici, economici.
(Segue lunedi p.v.
)

Nov 0920

Morto il trans Brenda

Pubblicato da Paolo di Lautrèamont alle 10:29 in Cronaca


L'Italia sprofonda in un abisso di immoralità, nella giornata dei diritti mondiali dell'infanzia. Difficile pensare a un semplice incidente (i vicini avrebbero sentito delle urla). Difficile non pensare al cinismo del legale di Marrazzo, il quale ultimo -comunque sia stato- è il responsabile involontario della falla che ha poi fatto saltare la diga del silenzio, da cui poi è partito il disastro. Invece di tacere, il legale parla di "fatto inquietante". Infatti.

  Secondo le prime testimonianze, accanto al cadavere era stata trovata una bottiglia di whisky. Ma le sue colleghe avrebbero riferito che ieri sera Brenda era sobria anche se molto giù di morale: avrebbe detto loro che non ce la faceva più ad andare avanti. Un particolare significativo: nel suo appartamento sono stata trovate delle valigie pronte. Forse si preparava a lasciare Roma e l'Italia. ..

Brenda è il secondo morto della vicenda Marrazzo. Il primo è Gianmarino Cafasso, protettore di transessuali, stroncato da un'overdose di cocaina nel settembre scorso in circostanze non ancora del tutto chiarite: l'allarme, infatti, fu dato solo la mattina dopo dalla trans che era con lui.  ...

L'INCHIESTA - La transessuale brasiliana coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con ui, era stata ascoltata in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell' inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso. L'audizione del viado svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali. Pochi giorni dopo, il 9 novembre, Brenda era rimasta coinvolta in una rissa dalla quale era uscita con ferite al volto. Era stata fermata dai carabinieri in via Biroli, sulla via Cassia. I militari in quell'occasione dovettero difendersi perché la trans dava in escandescenza. In quell'occasione gli era stato anche rubato il telefono cellulare.

Nov 0919

Euronaufragio per D'Alema

Pubblicato da Paolo di Lautrèamont alle 19:09 in Esteri


Niente candidatura dei socialisti europei per Massimo D'Alema, lo dice il capo dei socialisti europei, già definito "kapò" da Berlusconi, il tedesco Schulz:

Massimo D'alema e' "un eccellente candidato" ma ha un problema "e' il candidato di un governo non socialista". Lo ha affermato il capogruppo dei socialdemocratici al parlamento europeo, Martin Schulz arrivando al prevertice del Pse. "Come alto rappresentante dell'Ue per la politica estera - ha detto Schulz - Massimo D'Alema sarebbe un eccellente candidato come anche Miguel Angel Moratinos".

Dicendo così Schulz ha rivelato un'idiozia senza pari. Forse non dovrebbe contare la qualità di una persona piuttosto che la matrice della sua candidatura? Diciamo quindi che tra Schulz e i limiti di D'Alema (che sarebbero considerati dei pregi da Schulz, ad esempio la sua partigianeria nei confronti della Palestina) l'eurosocialismo ha fatto una brutta figura.

I socialisti candideranno la baronessa Ashton, laburista e attuale commissario al commercio estero nella commissione Ue di Barroso. Sarà lei a incenerire definitivamente D'Alema. In effetti il volto della Ashton incenerirebbe anche un sasso. Povera Europa.

Nov 0919

Albert Camus al Pantheon di Parigi

Pubblicato da Paolo di Lautrèamont alle 18:21 in Esteri


Il presidente francese Sarkozy intende traslare le spoglie di Albert Camus nel Pantheon, dove vi sono i grandi di Francia. La notizia è in sé splendida, perché Camus è davvero uno dei giganti della letteratura mondiale (e anche della politica, se si pensa al suo ruolo contro il tetro marxismo di Sartre e del Pcf).
Prima di Sarkozy, Chirac aveva organizzato la cerimonia di traslazione degli scrittori André Malraux (1996) e Alexandre Dumas (2002).

L'occasione offre lo spunto per una riflessione sul ruolo dell'architettura nella vita sociale. Il Pantheon parigino è uno dei mille esempi del fatto che Parigi è stata la prima Disneyland del mondo, essendo stata modellata in larga parte a imitazione dell'architettura classica di Roma imperiale. E in effetti il Pantheon di Parigi è una (brutta) copia del Panteon di Roma, come la piramide del Louvre è una brutta copia delle piramidi egizie... Forse Parigi ha avuto un ruolo così importante per gli italiani e gli americani proprio per il suo carattere iper-iconografico: a Parigi tutto è immagine e tutto è copia, dai tempi della monarchia e Napoleone fino a oggi.

Secondo aspetto: la iper religiosità laica (derivata dal culto per le immagini) della Francia. Contrariamente a quanto si pensa, la Francia è una nazione religiosa, in senso greco-romano.
Rientra in ciò il culto della personalità intellettuale (o militare come a Les Invalides, dove giace Napoleone). Nel Pantheon tra gli altri vi sono Voltaire, Rousseau, Victor Hugo, Émile Zola, Jean Moulin, Marie Skłodowska-Curie, Louis Braille, Jean Jaurès e Soufflot, l'architetto che l'ha costruito. E' giusto riconoscere a questi grandi un tributo speciale, perché costituiscano un modello per le nuove generazioni. Ma  costituire una necropoli dell'eccellenza (parliamo di semidei reali) lascia da pensare sul difficile rapporto tra la Francia e la cultualità.
Ecco la cerimonia voluta da Chirac per Alexandre Dumas:

On 30 November 2002, in an elaborate but solemn procession, six Republican Guards carried the coffin of Alexandre Dumas (1802-1870), the author of The Three Musketeers, to the Panthéon. Draped in a blue-velvet cloth inscribed with the Musketeers' motto: "Un pour tous, tous pour un" ("One for all, all for one,") the remains had been transported from their original interment site in the Cimetière de Villers-Cotterêts in Aisne, France. In his speech, President Jacques Chirac stated that an injustice was being corrected with the proper honoring of one of France's greatest authors.

In fondo è l'inversione esatta del Sic transit gloria mundi.
Il tentativo illuminista ci suggerisce che la ethica gloria mundi non transita affatto. Lo sapevamo già fin dai tempi antichi: il mondo non ha bisogno di Pantheon, ma di nuovi Albert Camus. Le ossa della letteratura sono i lettori, e la sua carne è la parola.

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