Cultura e Politica
Formigoni ha delle colpe politiche. Restano da provare gli addebiti giudiziari, che -al momento- non risultano esistere. Si tratta di indiscrezioni raccolte nella Procura. Certo è che il sistema di Formigoni è ormai fuori registro e fuori tempo
Molta confusione sul caso Formigoni, che è iniziato da quasi un anno e oggi ha avuto un'accelerazione improvvisa.
Da un lato, il Corriere della Sera ha utilizzato il sistema delle indiscrezioni dalle procure che continua a destare più di una perplessità.
D'altro lato il governatore della Lombardia ha ribadito di non aver (ancora?) ricevuto nessun avviso di garanzia, e che non si dimetterà, neanche in seguito a un avviso privo di (sufficienti?) riscontri probatori.
Da un lato è opportuno ricordare che è opportuno mantenere unatteggiamento garantista, anche se è difficile in un periodo in cui si va alla caccia spasmodica di capri espiatori.
D'altro lato Formigoni dovrà prima o poi fornire spiegazioni certe (sull'altro fronte, dovranno farlo anche i politici della ex Margherita).
Per quanto riguarda le indiscrezioni, si tratta di concorso in corruzione e illecito finanziamento col faccendiere Daccò.
Per quest'ultima eventuale indagine si tratterebbe di un finanziamento di mezzo milione avuto per la campagna elettorale del 2010, utilizzato per cene elettorali e di Pr al margine del meeting di Comunione e Liberazione, vacanze etc.
Vi sono poi questioni legate alla vendita di una villa a un coinquilino di Formigoni nella comunità laicale di quest'ultimo.
Vi sono poi i 70 milioni pagati dalla Fondazione Maugeri a Daccò per il suo ruolo di "mediatore istituzionale" tra il settore della sanità e la Regione Lombardia.
E' evidente (come dimostra anche quanto è emerso in Puglia) che la Sanità si presta facilmente a sprechi e a tangenti mascherate da finanziamenti illeciti e altro. Ma servono prove certe.
Daccò è agli arresti da mesi con altre persone, dopo le vicende legate al San Raffaele. Questa lunghissima carcerazione preventiva è superiore a quelle utilizzate nelle vicende di Tangentopoli, ed è facile che produca addebiti che poi non risulteranno comprovati dal giudizio della Corte.
Restano quindi valide le ipotesi politiche: Formigoni rischia di restare -al di là della sua eventuale colpa o della sua innocenza- preso in mezzo ai cambiamenti politici in atto: il suo sistema di potere appartiene a un quadro politico che non esiste più, nemmeno in Lombardia, dopo la vittoria di Pisapia a Milano e il crollo di Bossi e della Lega. Anche il sistema cooperativistico legato a Comunione e Liberazione ha risentito dei disastrosi echi delle vicende della finanza vaticana, da Opus Dei allo IOR, a Gotti Tedeschi, al cardinal Bertone.
Questo, unito a vicende da chiarire, come la vendita della villa in Sardegna all'amico di Formigoni da parte di Daccò, è il motivo che ha reso decisamente meno forte la leadership della Regione Lombardia.