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Etanolo dagli scarti dell'agricoltura: 1000 euro a ettaro di reddito

Paolo della Sala avatar Lunedì 18 Giugno 2012, 16:38 in economia di Paolo della Sala

Produrre etanolo dalla canne dei fiumi, ed energia elettrica dagli scarti umidi urbani o dalle potature agricole. In Danimarca un'azienda su queste cose è cresciuta in maniera esponenziale. Apre un'azienda a Vercelli

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Nei laboratori della Novozymes, vicino Copenhagen, il lavoro dei ricercatori consiste nella caccia di funghi, enzimi, microrganismi, che costituiscono l'humus grazie al quale in natura possono crescere e svilupparsi le piante superiori (ecco perché usare i veleni impoverisce i terreni).

Un articolo di Fernanda Roggero su Nòva 24Ore di ieri dà però un nuovo profilo a questo lavoro.
La Novozymes è diventata leader mondiale della produzione di enzimi industriali, creando dal nulla una fortuna che vale quasi 2 miliardi di fatturato nel 2011, con una crescita esponenziale, e un Ebit del 22,3%. L'azienda ha settemila brevetti e destina il 14% alla ricerca.

L'invenzione aggiuntiva consiste nella produzione di biomasse dagli scarti dei rifiuti urbani e dell'agricoltura no food. Invece di bruciare i rifiuti per produrne energia (il che è sempre meglio che stoccarli o mandarli in fumo a cielo aperto come facciamo in Italia) si può affidarli a micro organismi selezionati, che le trasformano in etanoloo da usare come carburante al posto del diesel.

La M&G italiana sta per inaugurare una bioraffineria che utilizzerà (seconda al mondo) le biotecnologie made in Danimarca. In questo modo si potrà produrre etanolo da paglia e canna comune, invece che dal prezioso mais o dalla soia. "Per produrre un milione di tonnellate di canna bastano 30-40mila ettari di terreno non pregiato, mentre col mais ne servirebbero 300.000 ettari".
La redditività per gli agricoltori, che venderanno canne alla M&G, sarà di 1000 euro a ettaro. Niente male, e senza sussidi statali.

Qualcosa in Italia si potrebbe muovere anche sul fronte della produzione in proprio di energia da biomasse. Ovviamente ciò può dar molto fastidio alla municipalizzate e alle multinazionali dell'energia...

La soluzione individuata dalla All Power Labs -il Gek gasifier (vedi immagine)- presenta molte novità interessanti, dal momento che si rivolge direttamente all'azienda Agricola o al Comune che vuole produrre ricchezza dai suoi parchi.

•    ogni contadino ne potrà avere uno e lo potrà usare per trasformare le proprie scorie vegetali (incluse le foglie delle pannocchie e una frazione di umido) in energia da utilizzare per l'auto o il trattore elettrico, o per rivenderla in rete, ottenendo in più come scarto del biocarbone (biochar  o  terra preta) da restituire alla terra;

•    ogni piazzola di raccolta rifiuti (CRZ) ne potrà avere uno per ridurre la massa e il volume del rifiuto vegetale legnoso di parchi e giardini, l'energia elettrica potrà essere immessa in rete e il biocarbone potrà essere usato per assorbire gli odori della frazione dell' "umido" che andrà nelle centrali di biogassificazione, assieme al letame e ai liquami umani, producendo altra energia elettrica tramite batteri".

La pietra di volta nell'utilizzo degli scarti di legno è la pirolisi, che consiste nel riscaldare gli scarti senza la presenza di ossigeno, sviluppando gas che producono energia tramite un microreattore. In questo modo si ottiene energia elettrica e termica, che può essere utilizzata per il riscaldamento di serre, stalle e case.
In questo modo si può vincere l'onnipotenza della burocrazia, che ha tempi superiori ai 18 mesi per una centrale di medie dimensioni. Inoltre, il contadino ottiene del biocarbone, un formidabile fertilizzante dei terreni, che funzione come volano per la biosfera, come i banchi di corallo nel mare.

Al di là dei benefici ambientali, anche i vantaggi economici dei microgassificatori sono notevoli, rispetto a fotovoltaico ed eolico. Con un investimento iniziale di 40.000 euro, oltre agli allacci e il tempo dedicato alla raccolta degli scarti lignei e a caricare la caldaia, l'impianto si ripaga in 7000 ore di funzionamento, cioè in  due anni. Il fotovoltaico invece ha un rientro dei costi superiore ai dieci anni.

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25 Nov 2012
alle 11:12

Gigio Congiu

dove mi devo rivolgere x poterne usufreire??


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