Cultura e Politica
Usa: nessuno dei candidati repubblicani riesce a coagulare la base del GOP. Obama gongola. Si parla di un nuovo candidato, ma la questione vera forse riguarda l'oro della Fed, se le banche centrali di altre nazioni lo rivolessero.

Splendida corsa all'indietro dei gamberi repubblicani. Così si potrebbe titolare un documentario sui caucus del Great Old Party. Ognuno di loro ha vinto (più o meno male). L'ultimo risultato è clamoroso e sconfessa chi già parlava di Mitt Romney come l'anti Obama.
Nel South Carolina infatti Romney ha perso, avendo ottenuto solo il 27,8 dei voti contro il 40% di Newt Gingrich. Santorum (vincitore nello Iowa per 34 voti) è arrivato terzo col 17%.
Finora sono proprio i risultati dei caucus il punto migliore su cui può contare Obama per la rielezione alla Casa Bianca.
Due note: siamo sicuri che i repubblicani siano tutti "ultraconservatori" come indica la stampa generalista italiana? Romney non lo è, e sono tutti d'accordo, ma anche gli altri competitori non sono altro che conservatori. Il termine "ultra" non è anglosassone, ed implica un giudizio che il giornalista non dovrebbe dare. Poi è chiaro che ci sono posizioni divergenti tra "progressisti" e "conservatori". Per spezzare un'altra lancia nei confronti del GOP, siamo sicuri che all'Europa falsamente "progressista" non convenga un ritorno repubblicano? In fondo Obama e il suo entourage finanziario (con Soros ma non solo lui) vengono velatamente accusati di aver provocato la crisi del debito pubblico in Europa.
Ciò forse è vero, forse è falso, probabilmente è un'esagerazione, perché le nostre economie sono crollate per colpe innanzitutto proprie. Certo i repubblicani, tenendo una politica estera più atlantica e meno asiatica, potrebbero avere un diverso occhio sull'Europa, evitando che la Germania diventi sempre più eurasiatica. Il che a noi non farebbe male.
Christian Rocca, sul Sole 24Ore, fa sua una boutade di Bill Kristol (neoconservatore, corrente di pensiero mista liberal-conservative, caratterizzata da policy idealiste e poco realiste). Kristol sostiene che il caos-caucus provocherà la ricerca di un altro cavallo (perdente?). Si tratterebbe di Mitch Daniels, il quale martedi 26 terrà il controdiscorso sullo stato dell'Unione, dopo quello di Obama. Se il suo intervento dovesse avere successo presso la base repubblicana, qualcuno potrebbe elevarlo all'altare della candidatura. Daniels rappresenterebbe proprio un ritorno "neocon", se non altro perché è stato capo dell'ufficio finanziario di G.W. Bush, e perché se ne va in giro in Harley Davidson come un neofrick di lusso. Ma la candidatura di Daniels non sposterebbe per niente il quadro complessivo, che non denota un candidato forte e in grado di proporre una visione capace di coagulare le masse e i voti degli indecisi.
Rick Perry -governatore del Texas- deve dimostrare che i risultati economici mirabolanti ottenuti sono strutturali e non il frutto di uno spostamento momentaneo di investimenti nello stato insieme più liberista e più in crescita: la connessione liberismo-crescita non è casuale, ma può portare frutti solo tra 4 anni, dopo la prova del tempo.
Gingrich ha vinto in Carolina perché ha coinvolto gli elettori di Perry, e poi perché ha fatto alcuni sgambetti a Romney: la corsa per la Casa Bianca è durissima e senza esclusione di colpi. Si scava nel letto dei candidati, si fruga nelle loro dichiarazioni dei redditi.
Il libertarian Ron Paul (quarto) era un buon candidato, ma non riesce a fare la sintesi necessaria tra il voto più tradizionalista e quello più innovatore e pro libero-mercato. Ma Ron Paul potrebbe imporre al vincitore alcuni suoi cavalli di battaglia libertari, come la riduzione del potere del presidente di dare il via a un attacco militare senza autorizzazione del Congresso, e la revisione del Patriot Act, che ha spostato gli Usa verso posizioni di controllo poliziesco interno (dopo l'11 settembre) troppo simili a quelle dell'Europa continentale e poco simili alla tradizione degli stati della Common Law, infinitamente più liberi di quelli post-Bismarck.
Sulla politica americana aleggia il fantasma della crisi europea. Una possibile crisi riguarda l'oro. Il Fondo Monetario venderà una parte del suo oro per finanziare le economie in crisi?
Secondo Jim Sinclair ciò non avverrà, perché le banche centrali oggi tendono a tenersi strette le riserve in oro, e in America ve ne è una quantità rilevante.
Il nodo è che ora l'Europa e altre nazioni potrebbero richiedere alla Fed di tornare in possesso del proprio oro ivi depositato. La Fed non potrebbe rifiutarsi, perché un rifiuto provocherebbe un'azione a catena, e tutte le banche centrali farebbero a gara per riprendere l'oro, mandando in crisi la Fed stessa.
Comunque vada, è probabile che nel 2012 le quotazioni dell'oro riprendano a correre. Dettagli su Rischio Calcolato.
"L'ultimo risultato è clamoroso e sconfessa chi già parlava di Mitt Romney come l'anti Obama."
Quindi anche tu, per dire.
Comunque forse gli è semplicemente passata la voglia dopo aver letto il giornale:
Roma, 21 gen. (TMNews) - Il premier israeliano ordini al Mossad di uccidere Barack Obama in modo che il suo successore possa difendere Israele dall'Iran. E' quanto ha scritto il proprietario e direttore dell'Atlanta Jewish Times, Andrew Adler, in un articolo apparso il 13 gennaio scorso sul giornale della comunità ebraica della capitale della Georgia. Stando a quanto riporta oggi il quotidiano israeliano Haaretz, Adler si è già scusato per l'articolo, dicendosi "molto dispiaciuto". Nell'articolo, Adler ha esposto tre opzioni per difendere Israele dall'Iran: lanciare un attacco preventivo contro Hamas ed Hezbollah; attaccare i siti nucleari iraniani; o "dare il via libera agli agenti del Mossad presenti negli Stati Uniti per eliminare un presidente considerato poco amico di Israele in modo che l'attuale vicepresidente prenda il suo posto e ordini con forza che la politica degli Stati Uniti preveda l'aiuto allo stato israeliano nel distruggere i suoi nemici". Ieri, Adler si è scusato, dicendosi "molto dispiaciuto", ma la comunità ebraica di Atlanta ha diffuso un comunicato in cui condanna le sue dichiarazioni come "scioccanti e incredibili". "Pur sapendo delle scuse di Adler, siamo sbalorditi che abbia potuto dire una cosa simile", ha detto il direttore della comunità, Dov Wilker, aggiungendo che il direttore del giornale dovrebbe porgere le sue scuse "al Presidente Obama, così come allo Stato di Israele e ai suoi lettori, la comunità ebraica di Atlanta". Forte anche la condanna del direttore della Anti-Defamation League, Abraham Fox: "Non ci sono scuse, giustificazioni, ragioni per questo tipo di discorsi". Fox riconosce però che "le idee espresse da Adler riflettono alcune posizioni estremistiche che sfortunatamente esistono, anche nella nostra comunità, secondo cui il Presidente Obama è un 'nemico del popolo ebraico'"..
http://www.wallstreetitalia.com/article/1308493/usa-giornale-ebraico-di
Perchè a minacciare il mondo libero occidentale civilizzatto bbello e bbuono sono i brutti sporchi e incivili islamofascisti, sempre, mai mai i nostri cari amici con centinaia di atomiche nel loro arsenale di cui nessuno chiede conto...
alle 11:31
Hiei
P.S.: Finchè alle primarie votano con le macchinette elettroniche truccate della Diebold col quale fu fatto rivincere il mandato a Bush, sarà dura che qualcuno coaguli o non coagulo, soprattutto Ron Paul che su oro e FED di cose da dire ne ha (ma tu ti guardi bene dal riportarle, notiamo con gioia!).