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Il Brasile supera le economie europee: analisi

Martedì 27 Dicembre 2011, 23:24 in Esteri di

Perché mai sorprendersi del sorpasso del Brasile ai danni del Regno Unito? Entro il 2020 il Brasile sorpasserà anche la Germania, insieme con India e Russia. Ci si deve chiedere perché ciò avviene, senza pensare che sia un fatto ineluttabile

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Ecco in anteprima alcune righe di una mia analisi che comparirà su Il Secolo XIX di domani:
"Perché sorprendersi se il Brasile è diventato la sesta potenza economica mondiale? L'Europa continua a perdere posizioni, e non ci si deve consolare col mantra che nelle favelas di Rio de Janeiro vi sono più poveri che a Napoli: la ricchezza "redistribuita" in Europa per mezzo della tassazione, arricchisce il ceto burocratico oppure frena la crescita di tutti? E' questa la domanda cui dobbiamo rispondere.

Nel 2020 persino la Germania sarà sorpassata da Brasile, India e Russia, secondo i dati forniti dal Centre for Economics and Business Research.

In pochi anni Francia e Germania perderanno tre o quattro posizioni e l'Italia scivolerà al decimo posto.
Pertanto servono analisi pragmatiche: il Brasile in pochi anni ha fatto emergere dalla povertà 30 milioni di persone, nonostante problemi sociali come la rivolta del 2006 nella metropoli di San Paolo (15 milioni di abitanti) dove in un mese la mafia del Primeiro Comando da Capital organizzò quasi 300 attentati, attaccando 17 banche e 56 caserme di polizia ed esercito, bruciando 80 bus e una stazione del metrò. Si deve ricordare che gli Stati Uniti hanno affidato al Brasile il controllo geopolitico su tutta l'America latina, il che ha dato grandi vantaggi ai carioca, mentre gli Usa hanno bloccato il caudillo venezuelano Chavez, che cercava di costruire un'alleanza tra le nazioni "bolivariane" con Cina, Russia e Iran.
Il Brasile inoltre è in crescita demografica (al contrario dell'Europa che è in decrescita spaventosa, ai livelli degli ultimi periodi dell'impero romano) e utilizza politiche pubbliche moderne, basate sull'efficacia della soluzione e su analisi rigorose, più che sull'iperproduzione di divieti e leggi.

Il socialista Lula ha applicato il pragmatismo nordamericano, ottenendo miglioramenti nella scolarizzazione con programmi come Bolsa Familia. In questo anche il Bangladesh è più avanzato dell'Italia: una sua policy, che prevedeva sussidi mirati alle famiglie delle giovani studentesse, ha messo fine in un colpo solo all'abbandono scolastico femminile e al matrimonio adolescenziale delle bengalesi.

Condizione per una nazione emergente: avere nel sottosuolo idrocarburi o altre risorse minerarie. Il Cile delle miniere di rame e il Canada scopertosi ricco di uranio e petrolio. La Cina con le Terre rare utilizzate in ogni apparecchiatura elettronica, dal telefono ai missili. La Russia padrona del gas. Il Brasile aprì la sua prima corsa all'oro nel Minas Gerais a fine '600, ma poi la sua economia fu soffocata dal colonialismo europeo ed interno. Da pochi anni i brasiliani hanno scoperto di essere diventati signori del petrolio, tanto che il presidente Lula ribattezzò il giacimento Tupi "La seconda indipendenza del Brasile".

L'estrazione di idrocarburi ha portato la nazione al ranking di nono produttore mondiale, mentre la company Petrobras potrebbe diventare la prima delle (ex) Sette Sorelle mondiali, e pertanto oggi il Brasile può spalleggiare l'Argentina nella nuova guerra col Regno Unito, dovuta alla scoperta di petrolio nelle isole Falkland/Malvinas. C'è petrolio ovunque, dall'Antartide all'Amazzonia, ma si tratta di zone di enorme pregio ambientale, che in più presentano difficoltà di estrazione, causate dalla profondità dei giacimenti sottomarini, come dimostra la perdita di greggio da una piattaforma Chevron posta a 200 km. dalle spiagge di Ipanema. L'erede di Lula, Dilma Rousseff, ex guerrigliera marxista, mentre a parole si presentava come paladina dei poveri, ha fatto piangere gli indios del fiume Xingu, dove vuole realizzare un mega bacino idroelettrico. La sfida ambientale resta quindi il limite del Brasile, ma ciò non toglie che il sottosuolo sia anche più ricco delle terre assegnate ai nuovi latifondisti della soya per bio-diesel. Si pensi all'uranio, al rame e alla bauxite, e a riserve di ferro sufficienti alla produzione mondiale per i prossimi 500 anni.

Le imprese costruttrici brasiliane hanno aumentato i loro servizi all'estero -in Africa occidentale soprattutto- del 208% negli ultimi 7 anni. L'Italia? A due anni da una serie di magnificati accordi siglati da Berlusconi e Lula, Telecom Brasile mantiene una posizione di rilievo nel mercato locale e Pirelli si conferma leader nella vendita di pneumatici, ma Eni perde posizioni e blocchi di estrazione mentre Fiat Brasile sente sul collo il fiato di competitori come Peugeot e Renault. Tutte le imprese occidentali devono poi  fronteggiare lo tzunami delle imprese locali, che stanno acquistando le migliori delocalizzazioni delle multinazionali straniere. Fincantieri inoltre ha quasi perso la speranza di perfezionare una commessa da oltre 5 miliardi per la fornitura di 11 navi militari.

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3 commenti
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05 Gen 2012
alle 22:37

marcos martinelli

 Si deve ricordare che gli Stati Uniti hanno affidato al Brasile il controllo geopolitico su tutta l'America latina, il che ha dato grandi vantaggi ai carioca, .... Stati Uniti non afiddano niente a Brasile. Brasile non e servo di Stati Uniti. Brasile e membro pieno degli BRICS, la aleanza geopolitiche che va cambiare na storia in il seccolo XXI, ed e il cuarto piu grande creditore degli tesoro di Stati Uniti, con 350 milliradi di dollari in riserve internazionale, e 12,7% di detta estera, oggi. Gli altri  piu grandi creditori sonno titto dil suo "club": Rusia, China, India.

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29 Dic 2011
alle 02:44

Paolo della Sala

Certo, la crisi "economica" europea è soprattutto una crisi politica, dovuta da un lato dai disastri della preistorica politica sud-europea, e dall'altro dalle paurose sbandate russo-sinofile della Germania. La sintesi è Bruxelles, una Onu persino più inefficiente e burocratica. Peccato, è un treno perso.

1
28 Dic 2011
alle 23:34

Roberto

Ma in fondo, a noi che importa! Noi siamo l'Europa, Noi siamo il centro del mondo, Noi siamo la civiltà, noi siamo noi siamo...cosa? non sappiamo manco noi cosa siamo e cosa vogliamo! se gli europei non capiscono (accettano) che dobbiamo stare uniti per reggere la competizione, saranno dolori!! anche perché scivolare sempre più in basso nella classifica delle economie più forti, significherà sempre più un cambio di forza nella geopolitica mondiale...e chi si permetterà di fare la "voce grossa" nei confronti dei nuovi arrivati quando la situazione lo richiederà? già ora digeriscono mal volentieri certe nostre prese di posizione, figuriamoci domani.

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