Cultura e Politica
La cattura di Saif alIslam rivela il dualismo della nuova Libia, tra potere centrale del CTN (da Begasi a Tripoli) e le milizie di Misurata e Zeltan. Ad Algeri intanto si è tenuto un importante vertice contro il terrorismo islamico nell'aerea del Sahel (dove finora agiva Al Qaida Maghreb, oltre ai tuareg finanziati dai Gheddafi).
Terrorizzato dal timore di essere massacrato come il padre, travestito, con il pollice e due dita bendati in conseguenza di un bombardamento della Nato, Saif al Islam è stato catturato come Mussolini in fuga verso la Svizzera. Il delfino di Muammar Gheddafi ha dichiarato un falso nome, ma ciò non gli è bastato: un gruppo di miliziani di Zentan lo ha catturato nel deserto vicino alla città di Ubari, mentre cercava di fuggire nel Niger, con quattro guardie del corpo.
La sua cattura chiude la partita con un regime nato nel 1969 con un golpe organizzato dai servizi segreti italiani, secondo il giudice Rosario Priore. Adesso la neonata Italia di Mario Monti dovrà confrontarsi con una Libia alle prese con una lotta interna per il potere, e con una lotta geopolitica per il controllo delle sue ricchezze. Saif al Islam ha incarnato le ambiguità del regime di Muammar Gheddafi, dal momento che La Spada dell'Islam (questo il significato del suo nome) si è laureato in economia in Austria e ha preso il Master alla London school of economics. In questa forma è diventato l'esperto di finanza e il poliziotto buono della Libia, facendo il controcanto al padre e ai fratelli Mutassim e Khamis. Quando è esplosa la rivolta di Bengasi, però, Saif ha dismesso le vesti oxfordiane
ed è diventato il comunicatore del regime in guerra con la Nato. Per questo la folla ha cercato di assaltare l'aereo che lo trasportava, nel tentativo di un linciaggio di massa, mentre a Tripoli si festeggiava a colpi di clacson e di Kalashnikov.
Saif ha guidato la Libyan Investment Authority (LIA), un fondo sovrano da 53 miliardi di dollari. Gestiti molto male, dal momento che i suoi investimenti da Cacasenno avrebbero causato una perdita del 98,5%. Eppure Saif ha frequentato i salotti di Buckingham palace e del Castello di Windsor, forse per business forse per gestire le mediazioni con l'Occidente. Adesso la Corte Internazionale dell'Aja, che lo aveva accusato per crimini contro l'umanità, cercherà di evitare una condanna a morte, e forse ci riuscirà, se Saif restituirà alla Libia un patrimonio familiare multimiliardario.
Adesso cosa succederà nella Nuova Libia? Dopo molti ritardi, il prossimo governo provvisorio dovrebbe essere presentato lunedi, ma continuerà il braccio di ferro tra le milizie di Misurata e Zeltan col potere del CNT (localizzato nelle città di Bengasi e Tripoli). Ciò potrebbe dare forza alle personalità islamiche, come mediatrici tra le fazioni tribali. Ciò però implicherebbe una spinta verso l'integralismo, contro i desiderata occidentali e dei loro alleati sauditi e qatarini.
C'è inoltre il quadro geopolitico esterno, che include l'Algeria e le nazioni del Sahel, ricche di petrolio e uranio. In questa settimana ad Algeri si è svolta un summit sulla lotta antiterrorista nel Sahel, dove finora agivano i tuareg pagati da Gheddafi, e Al Qaida Maghreb. Presieduto da Algeria e Canada, con la partecipazione di francesi e australiani (esperti in business dell'uranio) e di 150 esperti internazionali, il summit ha stabilito un primo carnet di aiuti da 100 milioni di dollari per i Paesi che si democratizzeranno.
Il Mali sarebbe pronto a trattare con i tuareg reduci dalla guerra libica, in modo da concentrare la lotta contro l'integralismo islamico terrorista. Che per ora in Libia appare assente.
Paolo Della Sala, Il Secolo XIX di oggi.