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L'Europa e la crisi, analisi

Sabato 12 Novembre 2011, 00:17 in Esteri, Politica di

Due ottime analisi sulla eurocrisi, da parte di Les échos e dell'Istituto europeo delle relazioni internazionali (Ieri). Mia considerazione su Stati Uniti d'Europa o Unione Sovietica europea: il problema è politico, prima che finanziario (si legga perché), e culturale prima che politico.

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La rivista Les échos pubblica un editoriale sulla crisi italiana. Dopo aver ricordato che l'Italia non è la Grecia (il cui Pil equivale a quello della provincia di Treviso), i francesi si pongono una questione -pensando anche a se stessi-: il Regno Unito (così come per altri versi il Giappone, di cui ho già trattato) ha una finanza pubblica persino peggiore di quella italiana. E' vero che la politica inglese è molto più stabile e preparata. E' vero che nei Paesi di common law le cose vanno sempre bene, tuttavia appare troppo grande il differenziale tra i tassi per i titoli di Stato che paga l'Italia (7,4%) e il 2,2% pagato dal Regno Unito. "La differenza tra questi due Paesi, non attiene semplicemente alla credibilità dei loro Primi ministri, anche se Cameron calca le orme di Churchill [in maniera più liberal], e pertanto è più credibile del frivolo Nerone italiano". Il problema per Les échos riguarda soprattutto l'azione della Banca Centrale Europea. Nel Regno Unito c'è la garanzia che il Tesoro avrà "per sempre" delle sterline a disposizione, così come ha fatto la Fed di Bernanke. Al contrario, la BCE non ha nessun ruolo di garanzia, e anzi rischia di creare il panico nei mercati.

L'Institut éuropéen des relations Internationales (IERI) dà un altro quadro della UE, partendo dalla resa di Trichet: "E' una crisi sistemica". Per giunta "trattando il paziente greco con gli strumenti delle tecniche finanziarie i responsabili dell'Europa hanno aggravato la natura della crisi che era politica".
Sono molto d'accordo: la crisi europea del 2011 è una crisi politica e non finanziaria, come ho già scritto. E' la sconfitta di un modo di fare politica preistorico e da chiudere subito e totalmente (destra o sinistra, pari sono, in questo).

L'Istituto ritiene che la crisi riguardi più voci, dalla globalizzazione al dogma europeista della libera circolazione delle merci, dei capitali, dei lavoratori.  Questo dogma ha avuto effetti più negativi che positivi:
1. La circolazione delle merci si è tradotta in delocalizzazione delle imprese, col conseguente indebolimento del tessuto industriale, finanziario e tecnico-sociale. L'accumulo di capitali è passato progressivamente nelle mani dei Paesi emergenti.
2. Contrariamente agli Stati Uniti non c'è praticamente stata alcuna migrazione/libera circolazione dei lavoratori, escluso il flusso est-ovest che ha portato alla crisi la Spagna, dove la crisi bancaria e la bolla immobiliare si è incrociata con un eccesso di manodopera prodotto da oltre 800.000 lavoratori romeni, rimasti senza lavoro ma garantiti dal welfare spagnolo.

3. La libera concorrenza è stata innestata in un dirigismo bismarckiano.

Ma innestare il libero mercato in un sistema centralista e dirigista è come fare il capitalismo-comunista cinese senza dittatura.
Inoltre l'euro "ha soppresso le monete locali come variabile di aggiustamento della competizione". Infine "la fiscalità resta un elemento importante per gli investitori, ma il fattore principale per le imprese resta la riduzione dei costi legati ai salari e al welfare".  Così la crisi ha una dimensione economica per la riduzione del credito, sociale per mezzo della riduzione dei salari, sociale per la crisi morale e l'incertezza sul futuro, politica per l'incapacità dei governanti e delle élites.

E' finito il compromesso socialdemocratico dello Stato-Provvidenza

Il compromesso sociale nasce nel 1945 nell'intento di consolidare la ricostruzione e riconoscere il contributo dei popoli alla Vittoria. Welfare e socialdemocrazie (con le varianti democristiane, golliste etc.) riflettevano gli ideali delle Resistenze e cercavano di combattere l'avanzata politica del comunismo sovietico verso Ovest.
 A ciò si aggiunga il fallimento dell'intergovernance, come si vede nel caso del "Metodo aperto di coordinamento" di J. Delors, avviato negli accordi di Lisbona, che richiese tre mesi per avere l'Ok dei 17 parlamenti, con episodi ridicoli, come quello della Slovacchia. Ciò ha prodotto un grave discredito della democrazia rappresentativa.
Come ha detto Jean-François Jamet  (Fondazione Robert Schuman) : « l'Europa è preda di un dilemma: si trova schiacciata tra una forte interdipendenza e forti divergenze". Divergenze, interdipendenza e mancanza di governance veloci hanno portato alla diarchia franco-tedesca, concausa della crisi.

Stati Uniti d'Europa o Unione Sovietica Europea?
E' uno dei dilemmi iniziali, che alla fine hanno portato al compromesso attuale -non del tutto negativo, e non del tutto positivo.
Di là dal giudizio di ciascuno, qui conterà soprattutto ricordare che uno dei limiti dell'Unione sovietica era costituito dalla estrema diversità di popoli, lingue, culture, religioni. Questa enorme spinta centripeta poteva essere bilanciata solo dal centralismo zarista, prima, dalla dittatura dopo, e ora dal neo-centralismo della democratura putiniana.
Al contrario gli Stati Uniti hanno una forte identità comune: la lingua (anche per gli immigrati), la fede (il cristianesimo), la cultura (e la common law sociale).
L'Europa non ha ancora risolto il problema linguistico: occorreva una politica forte, per imporre in ogni nazione l'uso della seconda lingua madre, che però non poteva essere l'inglese, per motivi di grandeur.
La religione europea è uno dei fattori di crisi: cristiana per modo di dire, l'Europa è in sostanza estranea al pensiero intuitivo (mistico, "religioso"): non ha sviluppato un background ideale di film, letteratura, arte. La cultura internazionale parla americano, indiano, cinese. L'architettura politico-sociale europea poi parla ancora una lingua antichissima, tranne che nel Nord.
Il problema quindi è pre-politico: gli Stati Uniti d'Europa devono trovare un comune denominatore che non sia meramente economico e geopolitico (anche se restare in pace non è certo poca cosa, se pensiamo alle stragi di Verdun, di Mathausen, dei gulag).

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3 commenti
3
11 Gen 2012
alle 15:34

Paolo della Sala

Grazie per il gradito commento, Luca. Anche per la segnalazione di Florens, che in effetti è ben strutturata.

2
11 Gen 2012
alle 12:58

Luca

articolo molto bello e interessante, per quanto riguarda l'apetto italiano però secondo me la cirisi è anche culturale, servirebbe una maggiore diffusione della cultura. fortuna che esistano fondazione come Florens a firenze che promuovono la cultura e creano occupazione per i giovani...

1
12 Nov 2011
alle 12:03

umberto burani

Les Echos pubblica un articolo equilibrato, il che non succede troppo spesso nella stampa francese. Stiamo meglio di altri, lo sappiamo. La differenza con altri sta nella clase politica nel suo insieme: la Spagna ha saputo risollevarsi nella stima mondiale sfoderando un orgoglio nazionale (stavo per dire nazionalistico) che ha colpito i mercati. Noi questo orgoglio non l'abbiamo - e nelle presenti condizioni non ne abbiamo proprio motivo; speriamo solo di non essere accomunati alla Grecia. Adeesso aspettiamo super Mario, la nostra sola speranza: ma, se lo accoglieremo con un parlamento rissoso e inconcludente e con la solita piazza urlante e livida di odio, saremo al punto di prima, anzi peggio. E non avremo più diritto a una seconda prova.

L'analisi dello IERI è tutto da condividere: ma accanto ad una BCE come sostenitrice della finanza occorre potenziare e far funzionare una serie di autorità nazionali e supranazionali di vigilanza, che sappiano far rispettare le regole. Queste autorità tengono oggi un profilo basso, e a ragione: sono loro, con la loro inefficienza, che hanno permesso l verificarsi di tutte le crisi, dal 2006 in poi. Sto parlando di TUTTE le autorità, comprese - ed anzi in primo luogo - quelle americane; la Fed, e l'ineffabile Greenspan che si permette ora di prenderci in giro, ha permesso che avesse luogo la madre di tutte le crisi, quella dei subprime, con la sua politica di liberismo senza regole e senza controlli. Adesso attendiamo le sdegnate smentite: ben vengano, abbiamo documenti a testimonianze a iosa.     

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