Cultura e Politica
Mentre si attende la lista dei ministri del governo Monti, converrà provare a chiudere il dibattito sul governo tecnico, opposto al governo "politico", che sarebbe "eletto dal popolo". L'ex ministro Antonio Martino pecca di ideologismo, opponendo il governo Monti a un qualsiasi governo politico. Intanto occorre realismo: i partiti hanno fallito, e inoltre un governo tecnico è anche politico.
Questa mattina il presidente incaricato Mario Monti è salito al Quirinale per sciogliere la riserva davanti al Presidente della Repubblica. Poiché l'incarico era ormai andato a buon fine, i dubbi e la questione politica riguardavano la lista de ministri.
Intanto continua il dibattito sulla liceità di un governo tecnico non eletto dal popolo. L'ultimo feroce critico del governo Monti è l'ex ministro Antonio Martino, un liberale.
Non mi trovo d'accordo con Martino. In primo luogo per un "liberale" la questione da porsi dovrebbe essere l'efficacia, non la forma. Al di là della crisi economica -che non è una scusa ma un dato di fatto drammatico- i partiti hanno fallito (come scrivevo 4 mesi fa) L'aspetto peculiare della politica italiana è l'invasività dei partiti, il loro essere parte del sistema di sprechi, parassitismi e corruzione. Infine, il fatto di essere fonte di ingovernabilità, a causa dei veti incrociati.
Il PD -erede del Platone che immaginava una Repubblica ideale guidata dai Sapienti, i Migliori, il quale influenzò Marx e il comunismo- e il PDL, erede dello stesso Platone conservatore, non hanno compreso la lezione della Politica di Aristotele.
Serve quindi un governo di persone capaci: non i Saggi di Platone, massima espressione della "politica ideologica", ma semplici amministratori che si collochino al di fuori delle ideologie e -soprattutto- degli interessi corporativi.
Martino quindi pecca di ideologismo (la tragedia della politica italiana riguarda anche i liberali) e
non può parlare come La Russa e Diliberto di "governo del popolo".
Non può nemmeno citare il caso degli Stati Uniti, dove un "governo tecnico" sarebbe impensabile. L'Italia è molto differente, a cominciare dalle barzellette delle nostre primarie. Ecco, un governo tecnico è comunque politico, è vero. Il punto sono i risultati: i partiti hanno fallito, e anche Monti potrebbe fallire. Il nodo non è però pensare alla forma, ma unirsi per ottenere l'uscita dal baratro economico in cui la "democrazia" invocata da Martino, Diliberto, Lega & Co. ci ha indirizzato.
Un governo tecnico è anche politico (e non è automaticamente un braccio armato dei "poteri forti" demo-pluto-giudeo-angosassoni di cui parlava Mussolini). Soprattutto è un mezzo per salvare l'economia, togliendola dalle mani dei dentisti, ed è un mezzo per riformare la democrazia senza trasformarla in tecnocrazia né mantenerla nella sempre inesistente Repubblica di Platone.
Un governo tecnico (Monti) piace alla maggiornza dei cittadini e non piace ai partiti, con diverse sfumature che vanno dall'opposizione aperta all'approvazione a mezza voce condita da farisaici "distinguo". Non occorre andare lontano per cercarne le ragioni: Monti e i suoi non fanno parte della casta. Provate a ragionarci su e vedrete perchè questo governo non avrà, comunque, vita facile in parlamento. Ma ha tutta la nostra simpatia e l'appoggio dei cittadini (per quel che vale).
alle 18:16
Paolo della Sala
Beh, l'appoggio dei cittadini è -se non altro- interessato. Ci siamo resi conto che questa non è una battaglia di idee, una partita di calcio, una lotta tra corporazioni. Qui vale l'apologo di Menenio Agrippa: simul stabunt simul cadunt [i partiti]. I cittadini invece sperano che il cambio di rotta non si traduca in un'altra rotta. Se non altro, sanno che in questo caso c'è la massima competenza possibile. Se poi andasse bene, sarebbe oro colato per ridurre la voracità dei partiti (e dei media, aggiungo)