Cultura e Politica
Venerdi prossimo sarà celebrata la Giornata contro la violenza sulle donne. Eppure la candidata donna per la presidenza dell'Egitto Bothaina Kamel ieri è stata arrestata a piazza Tahrir, dove sono morte oltre 30 persone, per avere detto la verità. Biografia politica della donna che al collo porta un ciondolo con la croce cristiana e la mezzaluna islamica.
Nella nazione delle Sfingi, Bothaina Kamel dice le verità di un Paese in bilico tra regime militare e integralismo. Forse per questo ieri è stata arrestata -anche se poi è stata rilasciata-, dopo un'altra giornata di sangue a piazza Tahrir.
La Kamel combatte contro il Consiglio supremo presieduto dal generale Tantawi -il vero capo dell'Egitto prima e dopo Mubarak-, ma rappresenta anche la società laica del Cairo, il mondo del commercio e delle professioni, la generazione internet ostile ai Fratelli musulmani. Dopo essere stata una star della tv pubblica, è stata espulsa dai media ufficiali, pur essendo la ex moglie dell'attuale ministro della cultura, l'unico dimessosi dopo una strage di oltre 30 persone, a piazza Tahrir. Bouthaina si definisce una socialdemocratica, e nel Manifesto che campeggia nel suo sito personale dichiara che i copti e i musulmani devono unirsi contro il regime militare. Una provocazione, come quella commessa tra il 1992 e il 1996, quando ha condotto sulla tv nazionale il programma Etarajata Leyali (Confessioni notturne), in cui ha tolto il velo dell'ipocrisia, dando voce a omosessuali, malati di Aids e mogli vittime dei mariti. Bella, di 49 anni, si è risposata con un giudice leader dei diritti civili ed è così eroica da portare al collo un ciondolo con la croce e la mezzaluna al collo saldate insieme. Espulsa dalla tv di Stato, nel 2004 ha aderito al gruppo di
opposizione Kifayia (Basta!) e nel 2006 ha fondato il movimento anticorruzione "Vi guardiamo", che non è un'imitazione di Beppe Grillo, perché in Egitto i blogger vengono arrestati e torturati. E' una vera araba infelice, in un paese dove negli anni '70 le donne portavano la minigonna come le loro coetanee di Londra e Genova, mentre pochi mesi fa i militari hanno sottoposto al test di verginità le donne arrestate durante la rivolta, con la balla che volevano evitare una denuncia per stupro.
Bothaina Kamel è schiacciata da candidati potenti come Mohamed ElBaradei, l'ex capo dell'Agenzia sull'Energia atomica, o come il probabile presidente Amr Moussa, ex segretario della Lega araba, ma è riuscita lo stesso a raccogliere le firme necessarie, nonostante gli ostacoli burocratici creati dai faraoni del governo provvisorio. Tuttavia in questi mesi è rimasta senza microfono mentre stava rilasciando un'intervista al Canale 1 statale. Poi è stata licenziata da una tv privata e le capitato di trovare chiusi i cancelli di un'università dove doveva tenere una conferenza. A maggio è stata "investigata" dai servizi di sicurezza per le sue critiche al governo provvisorio di Essam Sharaf.
Combatte quindi con le provocazioni contro insulti, arresti e costrizione al silenzio. La stessa battaglia di Aliaa Magda Elmahdi, studentessa femminista del Cairo, che -per protesta- giorni fa ha messo nel blog personale le sue fotografie di nudo integrale, ottenendo tre milioni di click e decine di migliaia di insulti.
Anche gli ultra di calcio sono diventati un partito informale, del tutto diverso dai vecchi hooligans inglesi o dagli ultrà del calcio nostrano. Sono nati così gli Ahlawy, i Blue Dragons e i White Knights il cui fondatore è stato arrestato 16 volte dal 2005. I 20.000 militanti di questi tre gruppi hanno partecipato alla battaglia di piazza Tahrir, nonostante vengano tacciati di essere atei, anarchici e deviati sessuali.
Il sostegno internazionale però non manca: Bothaina Kamel ha pubblicato sul suo sito una lettera di un gruppo di studenti italiani: "E' bello sentire che ci sono persone che combattono per costruire un nuovo Egitto. Vorremmo che ci fossero persone come te in ogni nazione..."
Articolo di Paolo Della Sala pubblicato oggi da Il Secolo XIX