Cultura e Politica
Attenzione all'ambientalismo laureato e da salotto. Il caso delle Cinque Terre. La manutenzione come si faceva negli anni '50 dalle mie parti, quando i ragazzi delle medie, prima di andare a scuola, passavano nel bosco a prendere la legna da bruciare nella stufa di classe. Il decadimento attuale dimostra che non siamo più capaci di autoapprendere, cioé di ragionare. Come dimostra l'operato degli Enti locali, i veri disastratori dell'Italia.
L'ambiente non va "salvaguardato" come fa l'ambientalismo da salotto romano/milanese. Per esempio nelle Cinque terre si vieta di rimuovere gli alberi seccati, i rami caduti etc., perché devono "restare a disfarsi sul posto". Bravi, però prima soffocano le nuove piante, e poi alla prima pioggia vengono giù sulle case...
La manutenzione si faceva nella mia città della Riviera fino al 1950, quando i ragazzini delle scuole medie, prima di andare a scuola, d'inverno se ne andavano nel bosco a prendere la legna da mettere nella stufa di classe... E andavano nel bosco anche i loro genitori, ovviamente. Oggi i bambini milanesi che vengono qui in vacanza e i loro genitori (m'è accaduto!!) passano davanti all'ultimo alimentari rimasto nel centro storico, guardano una cassetta di FAVE e chiedono "Che roba è?" Quelli indigeni, invece di andare nei boschi a giocare (non dico a prendere la legna), giocano da soli alla play station o vanno come i coetanei milanesi a fare il corso di cinese (con istruttore adulto); poi il corso sui panda del Belucistan (a scuola); poi al corso di calcio (con un allenatore che li hitlerizza, mentre i loro genitori se ne stanno sugli spalti ad eccitarsi per le prodezze del pargolo)...
Il disastro di questa civilizzazione si chiama fine dell'autoapprendimento. E dire che a parole tutti lodano Socrate (color che sanno chi questi era). Se non c'è gioco libero, non c'è autoapprendimento. Se non c'è autoapprendimento non c'è apprendimento, c'è imbecillimento. Ed è per questo che poi gli amministratori fanno un sacco di convegni sul "territorio", l'ambiente, le cimici delle lor nonne, ma poi non sanno che pesci pigliare e non fanno nulla, salvo coprire con cemento tutti i rivi d'acqua libera (così come vietano ai ragazzi i cortili dove giocare liberi), e salvo fare la nuova passeggiata a mare, per prendere voti invece di pesci. Fine della filippica.
Sono state dette molte cose in questi giorni, sulle alluvioni e le molte problematice della Liguria. Certamente gli alberi morti nei boschi delle Cinque Terre nulla hanno a che fare con le alluvioni, visto che nell'intera Liguria le prime ben documentate catastrofi risalgono ai primi del 1600, quando appunto inizio il processo vero di disboscamento; negli anni 40 e 50 ci sono stati eventi drammatici (10 morti nel 1953 a Genova, esattamente come oggi), eppure i boschi erano ben tenuti. Ma trovo anche utopistico applicare le tecniche di ingegneria ambientale e di ecologia forestale perchè in Italia troverebbero resistenze ad ogni livello, dal semplice cittadino al tecnico delle amministrazioni, dall'ingegnere idraulico agli organi di Protezione Civile. Quindi si va avanti così, per inerzia e nel fatalismo, da 50 anni. E alla prossima alluvione.
Egr. sig Paolo, quello che ho scritto è "farina del sacco" di scienziati che hanno passato la vita a studiare l'ecologia forestale e la gestione del patrimonio boschivo. Se vuole, posso citarle una valanga enorme di articoli pubblicati sulle maggiori riviste internazionali. Dal Scientific American è stato tradotto un articolo sui boschi decidui e di conifere, che per la prima volta ha dimostrato come la pulizia favorisca le specie resinose, ricche di terpeni che poi, al primo incendio, bruciano come benzina. Si è trattato di un articolo che ha fatto storia ma che ha fatto enorme fatica ad essere accettato nei contenuti, del resto è sempre difficile cambiare lo stato delle cose, soprattutto in Italia dove il passato è sempre associato al giusto. In realtà occorre mettere sempre in discussione tutto e non rifiutare a priori e in modo pregiudizievole, anche se fa parte delle tradizioni e della cultura locale, soprattutto per la tutela del territorio e quindi di chi ci vive. Conosco anche io il contesto delle Cinque Terre, molto bene, ma quando anni fa provammo a parlare (e solo a parlare) con i responsabili antincendio, incontrati a Diano Marina, rifiutarono prima di leggere il programma strutturato dai maggiori esperti americani ed europei.
Nel mio precedente intervento invece, ho sottolineato un altro problema. Togliere alberi morti non può contribuire a risolvere i problemi, ne a Genova ne in altre zone della Liguria. Il problema è a monte in senso metaforico, è multifattoriale e, ripeto, per risolverlo almeno in parte, occorrono persone competenti e preparate, geologi e ingegneri ambientali in primis, anche perchè, è sotto gli occhi di tutti, amministrazioni ed enti locali, hanno ben altro a cui pensare.
Balle. I boschi vanno tenuti puliti, come per secoli si è fatto, andando a raccogliere le pigne, i rami spezzati etc etc. per riscaldarsi la casa. Certo che è da imbecilli partire coi camion, prendere gli alberi secchi, e poi portarli a centinaia di chilometri di distanza, in una discarica o a bruciarli.
Il suo mi sembra un atteggiamento sbagliato e disinformato: né salotti né rumentai buoni solo per i cinghiali, please. Sto a pochi chilometri di distanza dalle Cinque Terre, e conosco alquanto il contesto.
Le consiglio di vedere come trasformare una parte dello scarto ligneo in energia: http://www.gekgasifier.com/ Ogni anno noi italioti bruciamo e mandiamo in fumo milioni di tonnellate di "scarti lignei" agricoli, di potature etc. Una vera vergogna, come la monnezza di Napoli, che in Danimarca ce la pagano...
Gli alberi morti sono vitali per l'ecosistema bosco, non soffocano proprio nulla e da morti continuano a far parte del ciclo del carbonio (è scritto su qualsiasi libro di ecologia), che passa da un serbatoio ad un altro. I funghi, i decomposotori del bosco, utilizzano gli alberi morti come substarto che favorirà nuova vita. In america, molto più avanti rispetto a noi in ambito scientifico e di gestione del patrimonio boschivo, il sottobosco e gli alberi morti sono lasciati perchè fungono da substarto per altri organismi, da barriera ai tanti incendi estivi rallentando l'avanzamento del fuoco e delle acque esondate; si opera esattamente all'opposto rispetto all'Italia.
Se poi invece di un bosco volete un salotto o un parco cittadino allora è proprio come scrivete.
Le Cinque Terre sono bellissime, ma si è costruito nelle golene, nei delta (Vernazza per esempio), ovvero si è rubato il poco spazio necessario al corretto deflusso delle acque. E soprattutto ci sono troppi terrazzamenti, che aumentano notevolemente i tempi di caduta a valle delle acque. Sarebbe ora di dare ascolto a geologi e a veri esperti del territorio, e smettere di aggrapparsi alla solita scusa degli alberi morti e dei torrenti poco puliti. Davvero credete in cause concomitanti così banali? Le cause delle alluvioni sono a monte...oltre il grande paraocchi di chi gestisce e specula sulla pelle delle persone, volutamente e in buona fede perchè altamente disinformato.
alle 11:11
Paolo della Sala
Per me l'accumulo d alberi morti in queste zone è cosa importante. Voi forse non vedete cosa arriva sulle siagge di Santa Margherita Ligure o Portofino o Sestri levante, ogni volta che i fiumi de La Spezia vanno in piena. Non dico eliminare tutto, ma almeno una parte. Nei secoli scorsi si faceva così: forse le alluvioni erano tante quante adesso (alla faccia degli ambientalisti terroristici/terrorizzati), ma sicuramente i boschi stavano meglio degli ultimi decenni, quando sono stati totalmente abbandonati dalle amministrazioni. Quando i pini hanno preso la malattia e sono tutti seccati -diventando dei fiammiferi- nella mia città ci sono stati ben 3 incendi devastanti, ogni anno. Il Comune dava la colpa ai "piromani" ma forse il piromane era il Comune, perché non aveva rimosso la gran massa di alberi morti.
Invece far lavorare dei giovani nei boschi magari regalando loro in cambio qualcosa (la gestione del pedaggio di un sentiero pregiato, un chioschetto etc.)