Cultura e Politica
Polemica accesa (e stucchevole) tra Alberto Asor Rosa e Pedullà e Luzzatto, autori di un Atlante della Letteratura italiana. Asor Rosa rivendica la primogenitura della demolizione della Triade De Sanctis-Croce-Gramsci. Mentre si litiga nei salotti, dove sono finiti i grandi romanzi italiani? Dov'è L'isola di Arturo? Dove Il Gattopardo?
Sorprendente mese di effervescenza nella critica letteraria italiana, ormai più che trapassata. Merito dell'Atlante della Letteratura italiana di Sergio Luzzatto e Gabriele Pedullà, e persino merito di Alberto Asor Rosa, critico di scuola marxista ortodossa, che accusa i due "giovinastri" di diversi peccati originali, mortali e veniali.
Nella replica dei due giovani critici, uscita sul Corriere della Sera, i toni salgono: "Sostiene Asor Rosa che l' Atlante è nato da un «raptus di titanismo intellettuale», e che i due curatori - pretendendo di innovare rispetto alla vecchia triade Croce-De Sanctis-Gramsci - non si sono neppure accorti di quanta acqua sia passata nel frattempo sotto i ponti della critica letteraria. In realtà, ce ne siamo accorti eccome: non foss' altro, leggendo le opere scritte o dirette da Asor Rosa. Il quale, nell' ultimo mezzo secolo, le tendenze (o le mode) della critica letteraria le ha cavalcate proprio tutte, dal marxismo degli anni sessanta alla neo-canonistica degli anni novanta passando attraverso le scienze umane spruzzate di strutturalismo e semiotica degli anni settanta e ottanta, o quant'altro. All' ingrosso, un «metodo» per decennio.
Il dibattito tra critici è cosa buona, diciamo tutti. Il punto è che nel frattempo l'Europa culla del romanzo è divenuta la sua tomba.
Forse per colpa dei critici? In fondo è ciò che avviene anche per il cinema e per gli stessi blog. Si muore di troppa omologazione e ripetizione, di troppe regole SEO. Così com'è avvenuto per la stampa.
Invece i "progressisti" sostengono esattamente il contrario. Si veda questo commento di Ernesto Franco (Einaudi) su La Repubblica, là dove si elogia l'arte della polemica tra critici letterari come fecondatrice dei lettori.
Meno male che Pigi Battista, editorialista di scuola liberale, sente il dovere di difendere a spada tratta l'Inquisitor Cortese Asor Rosa. La mia idea è che Battista sia un bravo analista di politica italiana, ma che quanto alla critica letteraria dovrebbe attenersi alla frase n° 7 del Tractatus Logico-Philosophicus di Ludwig Wittgenstein: "Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere".
Salve a tutti...volevo avere un'informazione...è possibile reperire l'articolo di Asor Rosa?
Ma davvero il suo punto era la correzione della riga della motivazione della critica di AAR ai due "giovinastri"?
Forse c'era un'incomprensione originale: non capivo a cosa si riferisse nel mio testo (tra scrittura e riunioni, sono giornate calde, con poco tempo per rileggermi). Se il punto è quella riga, non eccepisco. La tolgo.
Quanto a Pigi Battista, confermo: sono prevenuto nei confronti delle sue capacità di critico letterario.
Quanto ad AAR, confermo tutto ciò che ho detto (e citato) in questi commenti: Se la questione era il ribadire la sua distanza dal crocianesimo/de Sanctis etc.... aveva torto: bastava una riga (forse è per questo che sono nati malintesi non solo qui).
Temo che la vera motivazione fosse una gelosia editoriale, come riferito dal Corsera. Comunque non "mi sta sullo stomaco" come intellettuale, come sostiene Lei. Sono alcune cose di AAR "politico" che mi fanno rabbrividire.
Lei insiste a dire che Asor Rosa le sta sullo stomaco. Liberissimo, anche se almeno da quello che ha scritto sinora è difficile sfuggire alla sensazione che - pur avendo studiato a Bologna e avendo dato un esame d'estetica - le stia sullo stomaco perché sì, piuttosto che perché conosce a fondo e non condivide le tesi critiche che davvero ha espresso.
Ma soprattutto, che un intellettuale stia sullo stomaco non giustifica che lo si critichi per cose che non ha detto o per orientamenti diversi da quelli che professa.
Questa conversazione è iniziata con una sua censura ad Asor Rosa perché questi avrebbe accusato <<i due "giovinastri" di aver abbandonato il solco della strada "hegeliano-crociana-gramsciana-lukacsiana, oltre al De Sanctis etc.". Poi ha trovato opportuno estendere il suo sarcastico disprezzo a Battista che, proprio su questo specifico punto, si sarebbe azzardato a difendere Asor Rosa.
Entrambe le cose sono false. L'ho invitata a rendersi conto dell'errore di partenza e a correggerlo. Lei continua a rifiutarsi perché comunque Asor Rosa è cattivo e se ha criticato Luzzatto e Pedullà lo ha fatto per motivi sordidi (cosa che non escludo affatto, badi bene; solo che non è pertinente).
In tutte le risposte lei si sta dibattendo mescolando confusamente i cineasti, Zdanov,il Secolo XIX e una miriade d'altre cose tutte perfettamente estranee alla questione da cui lei stesso era partito: il post di partenza che deforma e anzi rovescia totalmente il pensiero di Battista e di Asor Rosa.
Lei si domanda perché insisto. Avrei voluto che lei rispettasse una regola elementare: non si danno notizie false o sbagliate. E la seconda regola è che se capita di darle - può capitare a tutti - si correggono appena possibile; e magari si chiede pure scusa ai propri lettori (che così potranno continuare a fidarsi della serietà di chi scrive) e magari anche agli interessati, anche se questi stanno antipatici a chi ha fornito la notizia.
Per questo dicevo che passare per il suo post è stato istruttivo. Lei ha illustrato mirabilmente come funziona il dibattito "culturale" (e qui le virgolette ci vogliono davvero) nel nostro paesa: una guerra per bande, in cui comunque i nostri hanno sempre ragione e i nemici sempre torto. Abbiano detto quel che abbiano detto, mica stiamo a sottilizzare.
E con questo, davvero, la saluto.
Massimo Massa
Francamente non so se la reazione di AAR sia soltanto dovuta a un risentimento da "I did it!", contro un "No, I did it!" Francamente NON mi sebra che sia questo il punto: la Grande Triade De Sanctis- Gramsci-Croce è superata da secoli... o meglio è da "secoli" che si dice che è superata. Essendo andato a sQuola a Bologna (esame di Estetica con Anceschi, Raimondi, Eco, Paolo Fabbri, Celati), conosco alquanto ciò di cui AAR parla. Però non credo che Pedullà e il suo coautore abbiano scritto il loro testo solo per dire che loro sono gli artefici della demolizione della Triade. Pertanto se solo questo è l'intento delle critiche di AAR, mi sembra incredibile. Lo ribadisco. Penso che loro abbiano cercato di buttare un altro sasso nello stagno della critica italiana (bene o male, non importa), utilizzando forse delle scorciatoie formali e lessicali, ma l'intento è lodevole, e non vale la pena di una reazione del tipo "No, I did it!", ché, se l'ha fatto AAR prima di loro, la cosa poteva ridursi a un commento di poche righe, e bona lè. Comunque non ce l'ho con AAR in quanto critico ( del resto non l'ho frequentato come tale e quindi non posso giudicarlo). Lo trovo però indigeribile come intellettuale/politico/gramsciano. Lo ribadisco. E continuo a non comprendere la ragione della sua polemica né delle "Repliche di Nina" (citando Arthur Rimbaud, se non erro) del pur bravo politologo Pigi Battista (facesse ciò che sa fare). Cara vecchia Europa, culla del romanzo e ora suo sepolcro, i tuoi lettori meritano qualcosa di più. Per non parlare del cane (J.K. Jerome, se non ricordo male), e degli studenti.
Allora, facciamo chiarezza.
La invito a rileggere proprio il brano di Asor Rosa che ha riportato nell’ultimo post. Asor Rosa dice: «La crisi è quella dello storicismo - desanctisiano, crociano, gramsciano - che per un secolo e mezzo ha orientato, nel bene e nel male, gli studi letterari in Italia e che, almeno nella sua vulgata tradizionale, ha subito uno scacco irreversibile. Tanto più alla luce delle profonde trasformazioni politiche e culturali degli ultimi vent' anni». Chiunque capisca la lingua italiana è in grado di desumere che Asor Rosa non si schiera affatto con gli storicisti desanctisiani eccetera; anzi, dà come dato di fatto consumato che quella scuola “ha subito uno scacco irreversibile”, scacco ancora più irrimediabile, chiarisce, alla luce delle trasformazioni dell’ultimo ventennio.
Per meglio consentire a lei e a chiunque ne abbia voglia di capire cos’abbia veramente detto Asor Rosa, è utile anche questo link: http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_news.asp?id_contenuto=3725355 . Asor Rosa, negando che il superamento del crocianesimo sia merito di Pedullà e Luzzato, sostiene: «Ma se ne parla da cinquant'anni! È da allora che comincia la rottura di quella egemonia. Penso alle scuole di critica e storiografia letteraria che in questi anni hanno proceduto fuori dagli schemi del "desanctis-gramscianesimo". Corti e Segre. Umberto Eco. De Mauro con la sua storia linguistica dell'Italia unita. La scuola bolognese di Ezio Raimondi. Studiosi di grande originalità come Lavagetto e Orlando. Ma anche la recente storia letteraria di Marco Santagata. Come si fa a iscrivere tutto questo nel vecchio schema hegeliano?».
A sua volta Battista, nell’articolo di cui lei riporta il link, dice: “Si può dire tutto il male possibile di Asor Rosa, ma non che il superamento della sacra triade (N. B. De Sanctis-Croce-Gramsci) non l' abbia attuato alcuni lustri fa. Spiace per l' ego arroventato di Luzzatto e Pedullà, eppure è semplicemente così”.
Riassumiamo.
Non per demolition man ma per chiunque abbia l’onestà intellettuale di verificare ciò di cui vuol discutere, il significato è chiaro: superare la famosa triade, secondo Asor Rosa e Battista, non è una colpa ma semmai è un merito. Il punto è che Luzzato e Pedullà questo merito se l’arrogano indebitamente, perché il superamento è avvenuto da molti decenni e indipendentemente dalla loro ultima opera; anzi, semmai è proprio Asor Rosa che vi ha contribuito.
Lei - in buona o cattiva fede non lo so, ma certo perché le piaceva di più poter immaginare e sbeffeggiare il vecchio comunista asserragliato nella fortezza del crocianesimo, piuttosto che scoprire che proprio lui quella fortezza l’aveva demolita - ha riportato male il pensiero di Asor Rosa e di Battista.
Qualunque critica i due meritino per altre cose che hanno detto o fatto, gliene ha rivolta una che, in questo concreto caso che c’interessa, non meritano.
Le ripeto ancora una volta: veda lei se vuole rettificare.
La sua ultima riga è condivisibile, ma con un'aggiunta. Propongo questa versione:
"Il passaggio per il suo blog è stato molto [autod]istruttivo, grazie".
Gentile dottor Massimo, il punto è che Lei ha un approccio da "demolition man". Prenda per esempio questo articolo apparso sul Corriere della Sera, là dove si ipotizza che AAR abbia preso il cappello per un risentimento dovuto a gelosie editoriali, scomunicando il testo di Pedullà & Co.
Gliene prendo una parte, suppongo sia in grado di leggerlo e intenderlo:
"Asor Rosa, direttore di una gigantesca opera einaudiana sulla letteratura italiana (diciassette volumi), riceve un giorno da Einaudi il primo volume dell ' Atlante di Luzzatto-Pedullà, se ne stupisce perché non ne sapeva nulla e perché anche lui, molti anni fa, aveva proposto allo stesso editore (il suo editore) un «Atlante» letterario. Fatto sta che sprofonda nella lettura e sin dalle prime righe prova uno «choc» non da poco. Le prime righe dicono tutto sommato cose innocenti: che l ' Atlante «nasce dalla consapevolezza di una crisi e dalla proposta di un metodo di lavoro». Il metodo «si fonda su un rapporto nuovo fra critica letteraria, sapere storico e sapere scientifico». Ma a smuovere l' indignazione di Asor Rosa è la «crisi»: «La crisi è quella dello storicismo - desanctisiano, crociano, gramsciano - che per un secolo e mezzo ha orientato, nel bene e nel male, gli studi letterari in Italia e che, almeno nella sua vulgata tradizionale, ha subito uno scacco irreversibile. (...) ...Il sospetto di una lettura viziata dal risentimento prende corpo sin da quando Asor Rosa, nella sua recensione, dice addirittura che le cartine dell ' Atlante fanno ridere e più sotto che sono superflue. Neanche convenendo sulla quantità e qualità straordinaria del materiale cartografico contenuto nel volume. "
Il testo è qui: http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/16/risentimento_Asor_Rosa_replica_dell_co_9_110916056.shtml
Non ho letto il supplemento del Sole 24 ore né Il Secolo XIX, e non so quindi se davvero hanno detto la stessa cosa sbagliata che ha detto lei (potrà perdonarmi se non prendo per oro colato le sue affermazioni). Se anche fosse, naturalmente, ciò non renderebbe vera quella cosa sbagliata. L'argomento "l'ha detto anche il Secolo XIX", quindi, non è granché.
E comunque lei conferma finalmente in modo esplicito quello che era lecito sospettare dall'inizio: ciò che le interessava davvero era solo attaccare Asor Rosa. A prescindere. Al di là della verità e delle idee che davvero gli interessati hanno espresso in questo caso concreto, l'occasione le è sembrata buona per affibbiare una buona coltellata a Asor Rosa e - di passaggio - a Battista, e per sostenere i due "giovani". Chi abbia torto o ragione su questa cosa puntuale poco importa: il suo avviso è che questi "giovani" vadano supportati comunque. E Asor Rosa ha sempre torto.
E non le sembra neppure che tutto ciò meriti non dico delle scuse - ho capito che lei non è il tipo - ma neppure una piccola rettifica. E che sarà mai, si sta facendo troppo chiasso, per una bugia da poco.
E del resto, l'ha detto anche il Secolo XIX.
Il passaggio per il suo blog è stato molto istruttivo, grazie.
Ciò che Lei scrive sarebbe esatto, se non fosse che la "mia" lettura è la stessa che hanno avuto altri giornali, tra cui se non vado errato il Sole 24ore domenicale e il Secolo XIX (Croce etc.). In ogni caso -poi- in realtà io critico AAR perché apre un fronte pretestuoso con due giovani autori, con una supponenza che non è -forse- pari a quella di molti altri umani italiani, ma certo con una reiterazione, nel "peccato", un pochino indisponente. In questo senso, la reazione dei due giovani, pur supponente, va supportata comunque. Questo è il mio avviso.
Avevo deciso di non prolungare questa polemica che rischia di diventare stucchevole. Ma il suo intervento me l'impedisce.
Io non ho "preso le parti" di nessun critico, e non ho neppure detto di condividere le idee di nessuno (in concreto, per quanto può interessare qualcuno, non sono affatto uno streguo seguace di Asor Rosa). E, figuriamoci, non mi sogno proprio di contestare il suo diritto di dire, nel suo blog, tutto ciò che pensa della critica letteraria in questo paese o su qualsiasi altro tema che le salti il ticchio di trattare.
Il punto non è questo. Il punto è che lei non ha espresso il suo pensiero. Lei ha dato un'informazione che, obiettivamente e indiscutibilmente, è falsa. Ha fatto del sarcasmo attribuendo a Asor Rosa un'opinione - sbaglia chi abbandona il solco di Croce eccetera - che è esattamente l'opposto di quella del nostro. Dunque, il sarcasmo era completamente ingiustificato. Dovrebbe chiedere scusa non tanto ad Asor Rosa ma ai suoi lettori.
Gli altri critici letterari né i cineasti, virgolettati o no che siano, non c'entrano proprio nulla.
Le ripeto, veda lei se vuole uscirne con un minimo d'eleganza (gli spazi, però, mi pare si stiano restringendo) oppure no.
Le virgolette ovvviamente non indicano il pensiero di AAR. Per il resto non mi intrigano questo tipo di rilievi. Se Lei ritiene che le idee generali -e particolari- del critico di cui prende le parti siano corrette, e che siano scorretti i rilievi mossi (c'è anche un bell'articolo sul Secolo, più "tranchant" -virgolettato- del mio post) ha avuto modo di esprimerle. La mia parte è quella del lettore, non quella del critico. Trovo che i critici letterari, come quelli "cineasti" (virgolettato) siano la prima causa della fine della letteratura italiana. Lo penso dai tempi del liceo.
Beh, se gli articoli li ha letti la situazione peggiora.
Peggiora, perché allora non si capisce davvero come si possa sostenere, in buona fede, che Asor Rosa <<accusa i due "giovinastri" di aver abbandonato il solco della strada "hegeliano-crociana-gramsciana-lukacsiana, oltre al De Sanctis etc.">> (da notare le virgolette che danno anche l'impressione di riprendere testualmente il pensiero di Asor Rosa).
Tutte le altre questioni che tocca nella risposta, francamente, non sono pertinenti. A me pare che l'unico modo per uscirne elegantemente sia un bel "mi scuso, ho sbagliato nel riportare il pensiero di Asor Rosa e di Battista".
Veda lei.
Beh, ho letto gli interventi (tant'è che quello di Battista sul Corsera ha un link in questo stesso post).
Riguardo il superamento del crocianesimo (De Sanctis, l'Estetica di Hegel etc.) da parte di Asor Rosa, ne sono lietissimo. Tutto si tiene, ma tutto si supera. Riguardo l'asor-rosismo ho il sospetto che il sorpasso di Croce sia avvenuto con una poderosa rincorsa all'indietro. Ho altresì il sospetto che questa rincorsa all'indietro abbia portato a concezioni pericolosamente vicine alle concezioni di Gramsci, Zdanov e Lukàcs. Non so se questa fosse l'intenzione di AAR, purtuttavia rilevo che in Italia lo strutturalismo è annegato alla nascita; che le avanguardie non hanno partorito nulla; che la letteratura è in poderoso affanno. Ciò ovviamente non è imputabile ad AAR, però se il dibattito è ancora legato al "ruolo dell'intellettuale", inclusi i registi cinamatografici etc., si comprende bene perché non si trovino più trame decenti né una renovatio linguae (tranne qualcosa decenni fa in Celati?) né un'autofecondazione dei crani.
E' proprio vero, sig. Della Sala.
Wittgenstein non c'entra nulla, ma se intendeva dire che su ciò di cui non si sa nulla si dovrebbe tacere, lei ha sicuramente ragione. E ne dà direttamente una dimostrazione limpidissima.
Se si fosse prego la briga almeno di leggere almeno uno degli interventi - la critica di Asor Rosa o anche la difesa di battista - avrebbe potuto facilmente capire che non si contesta affatto a Pedullà e a Luzzatto d'aver abbandonato il solco della strada hegeliano-crociana-gramsciana eccetera - come lei ha inteso -; al contrario, si rimprovera loro d'arrogarsi il merito d'un superamento del crocianesimo che, in realtà, s'è consumato da quasi mezzo secolo. E guarda caso, immagino quanto la sorprenderà questa scoperta, quel superamento è avvenuto anche per merito dello stesso Asor Rosa.
Ma certo, un'occasione così ghiotta per una coltellata a Asor Rosa e allo stesso Battista non si poteva perdere a cuor leggero. La capisco.
alle 20:28
paolodellasala
Qui c'è una sintesi:
http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/08/Asor_Rosa_stronca_giovani_titani_co_9_110908056.shtml