Cultura e Politica
Dopo dieci anni, si sono svolte le elezioni presidenziali ivoriane, in cui concorrevano l'attuale presidente Laurent Gbagbo e Alassane Ouattara considerato istigatore del fallito golpe del 2002, e legato all'esercito ribelle, che si impadronì del nord musulmano del paese, sostenuto dal vicino Burkina Faso col discreto appoggio da parte dell'ex potenza coloniale francese.
Le elezioni erano state assegnate al partito Rhdp di Ouattara con un margine alquanto netto (54,1% contro il 45,9% di Gbagbo). La proclamazione è stata fatta oggi dalla Commissione Elettorale Indipendente. Subito dopo però il presidente della Corte Costituzionale Paul Yao N'Dré (di nomina presidenziale, cioé vicino a Gbagbo) ha dichiarato che le elezioni erano invalidate, perché la proclamazione da parte della Commissione era stata fatta con grave ritardo. Dopo di ciò l'esercito ivoriano ha bloccato tutte le frontiere terrestri, aeree e marine del paese. Sospese anche le trasmissioni radiotelevisive.
In effetti ci sono stati pesanti attacchi contro le sedi di Ouattara, con molti feriti.
Scontri e tensioni prima della proclamazione della "vittoria" di Ouattara, quando i forti (e bene organizzati/armati) gruppi legati a Gbagbo avevano contestato i risultati parziali, sostenendo l'evidenza di "brogli" nel nord del Paese che dopo il fallito golpe del 2002 era caduto nelle mani dell'esercito ribelle di Forces Nouvelles (FN), che poi aveva sponsorizzato Ouattara e gli accordi di pace del 2007.
Commento
Continua il decennio infernale della Costa d'Avorio, potenzialmente uno stato ricchissimo, tra caffé, metà della produzione mondiale di cacao, risorse del sottosuolo, commercio.
Al centro del caos resta il presidente Laurent Gbagbo, con qualche ingerenza francese, anche se siamo lontani dai tempi in cui la Francia di Chirac (l'adorato dalle sinistre mondiali, non si sa perché o forse sì: perché era antiamericano) sparava coi carri armati e bombardava la Costa d'Avorio, nel novembre del 2004.
Per questo motivo, suona leggermente barzellettifera la ricostruzione sul dossier ivoriano fatta da Le Monde di oggi. E' probabilmente vero che il presidente Gbagbo è contiguo a una dictatorship, ma è altrettanto vero che il ruolo di Ouattara è quello di luogotenente degli interessi francesi nell'Africa occidentale, che sono estremamente pesanti, se solo si pensa alla necessità di un corridoio per il transito di minerarie contenenti uranio del Niger (dove opera Areva), attraverso Burkina Faso e Costa d'Avorio.
Background
Ecco la mia cronaca dei giorni sanguinosi della "Esportazione di democrazia francese" in Africa (novembre 2004), quando l'esercito francese rispose a un "attacco" bombardando il palazzo presidenziale ivoriano, invadendo coi carri armati Abidjan e facendo 62 morti e forse 1000 feriti. Di tutto ciò naturalmente l'Europa non parlò.
1 I francesi uccidono altri 30 civili;
2 100 tank francesi contro il palazzo presidenziale
3 Il quadro politico ivoriano. Cosa è successo in precedenza e nei giorni di guerra con i francesi (8 nov. 2004);
Le Courrier d'Abidjan - 11/17/2004 12:14:26 AM Analyse - Après un coup d'Etat manqué et des jeux d'influence réussis, la France a réussi à «coller» un embargo à l'Etat «ennemi» de Côte d'Ivoire. Elle a gagné une bataille, mais elle n'a pas gagné la guerre. Voici pourquoi.
«Chi», presidente della Repubblica francese e «nemico numero uno» della Costa d'Avorio della Resistenza... aveva creduto che la sua risoluzione ONU completasse la distruzione dell'aviazione ivoriana in 24 ore, ma ha dovuto aspettare più di una settimana. La Francia resta pur sempre la Francia, imperatrice dell'Africa francofona. Jacques Chirac ha raggiunto il suo obiettivo: impedire al presidente Gbagbo di vincere la rivolta che agisce da più di due anni. L'aviazione ivoriana è per i francesi una ossessione: ricordiamo la furia del ministro Dominique de Villepin, a gennaio del 2003, quando arrivò ad Abidjan reclamando che Gbagbo bloccasse al suolo gli elicotteri MI-24? In pochi giorni questi avevano talmente indebolito i ribelli che la France avrebbe avuto difficoltà a imporre lo schema di pace di Marcoussis, il cui obiettivo era una una sistemazione «più ragionevole», secondo l'espressione usata da Chirac in persona.
[La rivolta comincia nel nord musulmano (2002). La Francia arma i ribelli e interviene quando questi stanno per essere sconfitti, proponendosi come forza di "mediazione" (!!). Ma evidentemente gli armamenti francesi non possono consistere in aerei, troppo riconoscibili per non arrivare alla fonte. Così nonostante la "interposizione" francese 15 giorni fa la Costa d'Avorio sta per sconfiggere i ribelli. A questo punto, scoppia l'affaire del bombardamento dei militari francesi, ndr].
...Il 4 novembre il presidente Gbagbo lancia l'offensiva per riprendere il Nord del paese... Riunificato il paese, Gbagbo organizzerà le elezioni e le vincerà senza colpo ferire. Ma Chirac freme nel sentire gli aerei di Gbagbo a qualche chilometro dalla frontiera del suo amico Blaise Compaoré [dittatore del Burkina Faso, addestrato alla scuola di fanteria di Montpellier nel 1975-76, e successivamente specializzato alla scuola di Mont-Louis di Pau... qui altre notizie, tra le quali la sua nomina nel 1995 come membro associato della Accademia delle scienze (!) Ultramar di Parigi, e la laurea honoris causa (!) alla Scuola di Studi internazionali di Parigi (1992), ndr].
...Chirac divide con Compaoré il bottino del traffico di armi e diamanti, ed ha con lui organizzato una lunga serie di golpe utili a strozzare i nemici della Francia. Bisogna agire. Ma la Francia dei businness militari e della Chiracchìa è messa all'angolo: senza un mandato ONU, non può intervenire "con fermezza", cioé impedire che l'esercito ivoriano recuperi parte del territorio nazionale. Ma l'ONU mantiene un atteggiamento prudente e rifiuta di dare alla Francia un assegno in bianco per annientare lo stato ivoriano. La Francia annaspa. Michèle Alliot-Marie urla che «l'ONU réagit extrêmement mal». L'esercito di Jacques Chirac è furioso che la FANCI (esercito della Costa d'Avorio) circondi le sue posizioni e penetri nella zona occupata. (...) Parigi ha organizzato un golpe. Ad esempio non si è fatta luce sul proiettile che ha "bombardato" il campo francese. All'inizio l'esercito parigino ha parlato di una «bomba di 250 chili», poi ha detto che era un missile. Ma i missili fanno parte dell'armamento ribelle come di quello lealista; e, secondo... SEGUE
- Eserciti post coloniali francesi in Africa: genocidio (col napalm) di
400.000 camerunensi LINK
