Cultura e Politica
La famiglia de Laurentis (3 produttori) ha fatto l'abc del cinema italiano, dimostrando che non è facendo i piagnoni che si fa cinema. De Laurentis ha saputo trovare sia il denaro sia le idee, elementi fondamentali per il successo. Ricorrendo ai Soviet del cinema, col finanziamento di Stato ai film maker giovani ma troppo spesso idioti e incapaci, il cinema italiano ha smesso per sempre di essere un'industria, ha accresciuto i costi, ha mandato i rovina gli studios che erano i migliori e più produttivi al mondo, ha mandato alla rovina il cranio di intere generazioni di sceneggiatori e registi. Il cinema era ed è un'industria. Piaccia o non piaccia all'imperante fascio-leninismo che distrugge l'Italia. Viva De Laurentis, e che muoia l'assistenzialismo di Stato!
Dino de Laurentiis ha prodotto alcuni tra i film più celebri del cinema italiano. Venne assunto dalla Lux film fondata da Riccardo Gualino un (troppo) misconosciuto capitalista biellese che creò -tra l'altro- la Fiat e ricostruì due castelli ridotti a rudere a Sestri Levante (ora hotel).
In questo periodo realizzò: Riso Amaro (1948) di Giuseppe De Santis a Napoli milionaria (1950) di Eduardo De Filippo, da Dov'è la libertà? (1954) di Roberto Rossellini a Miseria e nobiltà (1954) di Mario Mattoli e La grande guerra (1959) di Mario Monicelli, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman, Leone d'Oro a Venezia.
Nel 1948 aveva creato con Carlo Ponti -poi marito di Sophia Loren- la Ponti-De Laurentis, che produsse il primo film italiano a colori, Totò a colori (1952) per la regia di Steno. Con Federico Fellini sono arrivati poi La strada e Le notti di Cabiria, ambedue premi Oscar per il miglior film straniero. Nel 1957 ha sposato l'attrice Silvana Mangano, morta nel 1989.
Ha anche realizzato gli studi di Dinocittà vicino Roma, divenuti la sede di tantissime pellicole di prestigio internazionale, da La Bibbia a Guerra e pace di King Vidor.
Si trasferì in America nel 1972 grazie all'ennesima imbecillata dei politici italiani, in quegli anni ostaggio del clima sovietico-maoista-mussoliniano. Fu così varata una legge che imponeva che il 100% della produzione di film fosse in mano agli italiani (prima bastava il 50%). Un chiarissimo esempio di ciò che il sottoscritto scrive da sempre: il fascismo e il socialcomunismo coincidono in quasi tutto: questa ignobile legge protezionista e sciovinista, suicida e illiberale, riuscì nell'impresa di assassinare l'industria del cinema italiano. Varrebbe la pena di scrivere un libro e un film su questo genocidio culturale compiuto da coloro che -grazie anche a questo golpe- presero il potere a Cinecittà e dintorni coi risultati che tutti vediamo, tranne gli autoaccecati.
Dopo la fuga verso la libertà in America, De Laurentis ha prodotto anche a Hollywood pellicole di immenso successo:
Serpico; I tre giorni del Condor di Sidney Lumet;
Il giustiziere della notte di Michael Winner (1974, con Charles Bronson);
li remake di King Kong di John Guillermin con una splendida Jessica Lange (1976) e di Il Bounty di Roger Donaldson (1984, con Mel Gibson) oltre all'Anno del dragone di Michael Cimino.
Tra le pellicole più recenti, Hannibal di Ridley Scott, continuazione dell'altrettanto famoso Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme (1991) - con Anthony Hopkins; e U-571 di Jonathan Mostow.
In 60 anni di carriera ha prodotto oltre 600 film, ha ricevuto 33 candidature e più di 59 premi internazionali. Il 25 marzo 2001 gli è stato consegnato l'Oscar alla carriera.