Legno Storto è un sito di matrice liberale, notevolmente moderato nei toni, pertanto, quando ho appreso questa notizia, l'ho ritenuta una bufala. Invece non è così.
Ma in questo modo siamo sia in presenza di un possibile suicidio mediatico da parte dei denuncianti. Ma questo compete al futuro e all'analisi semantica e giudiziaria dei testi considerati. Dal punto di vista politico, però, questo caso ci riguarda tutti, come cittadini italiani, in quanto vengono attaccati articoli non pubblicati sui giornali ma su web e sui blog, cioè da chi non ha nè mezzi per difendersi né mezzi per offendere (ché anche la conversazione al bar tra due gentlemen allora -se intercettata- sarebbe da galera).
Dovrebbero arrivare sostegno e condivisione anche da sinistra, per queste denunce. Si dovrebbero richiederle in parlamento e sui media. Servirebbero appelli, raccolte firme, come si fa in ogni contesto simile, nelle democrazie..
Inoltre, si dovrebbe anche aprire una campagna di cortocircuitazione. La blogosfera dovrebbe cioé autodenunciarsi in massa come corresponsabile di Legno Storto, perchè ci sono infiniti siti e blog dove si scrivono cose davvero tremende ai danni di uomini pubblici. Viceversa sarebbe un'ennesima batosta all'illuminismo e al liberalismo, in questo Paese che resta sempre feudale e corporativo.
Ai giudici "offesi" forse servirà rammentare la storia -vera- di un gruppo neonazista americano, che poco dopo la Shoah, poteva "liberamente" manifestare negli Usa, nonostante le proteste delle organizzazioni ebree e delle famiglie di decine di migliaia di americani morti "grazie" al nazismo. Eppure i nazistoidi poterono manifestare per anni, finché non commisero un unico, ma fatale, errore. Nel corso di una manifestazione, accompagnati da polizia e dalle proteste, una parte dei neonazisti yankees si allontanò dal corteo ed entrò in un negozio di ferramenta, dove comprò "per difendersi" delle sbarre di metallo e delle chiavi inglesi. Un attimo dopo l'acquisto vennero prelevati dalla polizia, il gruppo fu sciolto, e i suoi capi finirono in galera, dove forse languono ancor oggi.
Ecco, l'Italia dovrebbe imparare dall'America cosa sia la libertà di opinione e i confini oltre i quali non si deve andare, pena l'uso di una Giustizia con la G maiuscola.
Lettera da diffondere"Carissimi lettori de
Il Legno Storto, con grandissima amarezza vi annunciamo che in questi giorni il nostro giornale sta correndo il pericolo di essere chiuso.
Negli ultimi tempi, infatti, ben due magistrati, cioè il dr. Luigi Palamara e il dr. Pier Camillo Davigo, ci hanno querelato. Per l'esattezza la Procura di Roma ci ha comunicato (attraverso il quotidiano la Repubblica, divenuto ormai il "postino" e il "megafono" delle procure) che ha aperto un fascicolo per le
minacce che noi avremmo formulato con questo articolo nei confronti del dr. Palamara. Sono in corso indagini (siamo stati già chiamati dalla Digos di Milano) che, al momento, non sappiamo come e quando finiranno: ma è facile immaginare il peggio... Giorni fa abbiamo poi ricevuto una citazione dal dr. Davigo che ci chiede 100.000 € per risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa per
quest'altro articolo , pubblicato da noi il 21 giugno 2009.
Per completare il quadro di quella che a noi pare una manovra per farci fuori dalla rete, circa due mesi fa abbiamo ricevuto un'altra querela dal sindaco di Montalto di Castro – Salvatore Carai del Partito Democratico – che si è sentito diffamato da
questo articolo che abbiamo pubblicato su il 27 ottobre 2009.
Al di là di ogni considerazione sul merito degli articoli, che agli occhi di chiunque li legga senza volontà punitive riterrebbe duri, certo, ma sempre nell'ambito del diritto di critica, la cosa che lascia esterrefatti è la rapidità con la quale sono state notificate le querele e/o l'avvio di indagini, quando si tratta di magistrati. Una denuncia per diffamazione di un qualunque cittadino verso qualcuno che non appartenga alla casta della magistratura, in Italia, impiegherebbe sicuramente anni per giungere a destinazione. Noi invece siamo chiamati a giudizio (querela del dr. Davigo) il prossimo 28 luglio per un articolo pubblicato il 21 giugno 2009. La giustizia insomma, quando vuole – cioè quando si tratta di uno di "loro" – dà prova di grande celerità ed efficienza: poco più di un anno. Nell'atto di notifica del dr. Davigo c'è applicata un'etichetta con la scritta: "Urgente". Chiaro il concetto: visto che si tratta di un "pezzo da novanta" della casta (la citazione del dr. Davigo comincia così: «L'odierno attore, attualmente in servizio presso la II sezione della Suprema Corte di Cassazione in qualità di Consigliere...») la giustizia deve fare il suo corso in tempi rapidissimi...
Sappiamo bene che, se il nostro giornale fosse schierato sul fronte delle Sinistre, a questo punto, davanti ad un episodio analogo, sarebbe già partita una crociata in nostra difesa, a sostegno della libertà di stampa e di opinione. L'Ordine dei Giornalisti farebbe fuoco e fiamme, il Sindacato minaccerebbe sfracelli..." -->
Segue
Vedi anche -->
L'antro dell'apolide.
alle 12:01
paolo della sala
Commento sconfortante.