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Caccia alle streghe a scrittore di sinistra che collabora con Libero

Giovedì 21 Gennaio 2010, 10:52 in Politica di
Di fascismo (e della peggior specie) si dovrebbe parlare, per far capire all'opinione pubblica cosa è, era e (sic) sarà la libertà secondo certa sinistra "moderna, colta e libertaria". ma ciò sarebbe un errore: si tratta di gente alla difesa del proprio ego, dei propri divanetti, delle proprie certezze precotte, di gente che ha severi limiti culturali.
Il caso dello scrittore "di sinistra" Paolo Nori, colpevole di aver iniziato a collaborare con Libero (come Giampaolo Pansa) dà ragione a Giampaolo Pansa: certa sinistra non è democratica. Al più è aristocratica, come la coppia d'oro Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi. Mi dispiace per Cortellessa, che ha collaborato con Gianni Celati, uno scrittore potenzialmente straordinario, purtroppo troppo timido e pessimista sui destini della scrittura (e non solo). Ho frequentato Celati per un paio di anni: era un vero maestro di letteratura . Mi regalò la chitarra di suo padre, con lui ho  scambiato idee e qualche parola edita. Celati era un democratico vero, un libertario, non come i suoi "ex collaboratori", che parlano come leninisti e processano (scherzosamente?) chi non la pensa come loro, che giudicano l'altro come cacca, a meno che non stia dalla loro parte. Nazione Indiana? Non sarò così stupido da insultare quel sito "letterario", ma certo sono disgustato di questo segnale-indice di intolleranza, che non è casuale. Da quando ho iniziato a liberarmi la mente, con un 25 aprile che tutti dovrebbero fare (a destra come a sinistra), non vergognandomi di comprare e leggere la stampa "cacolalica di destra", di scrivere su questa, di frequentare anche gente "di destra", sono stato segregato e isolato  nella mia città. Fine della possibilità di trovare un lavoro "intellettuale", e fine di tutte le amicizie. Prima qualche processo verbale in strada, e poi i soliti ciao ciao, senza fermarsi a parlare con l'appestato... Grazie al cielo questi sacerdoti del Bene Morale non sono al governo.
Grazie al cielo ho raggiunto una certa indipendenza dagli schieramenti, indipendenza mentale, prima che politica. Siate indipendenti, date un calcio culturale alle "Nazioni indiane", non perché sono "di sinistra" ma perché sono scaberce e sottomentalizzate.

Da La Stampa
Può un intellettuale democratico scrivere su un giornale come "Libero"? Viaggio, con qualche sorpresa, nell'ultima polemica politico-culturale.
Cosa pensiamo se qualcuno di sinistra si trova a scrivere su un giornale come Libero?

Paolo Nori, scrittore di sinistra anche se, spiegherà, quell'etichetta la rifiuta, inizia a collaborare con Libero con una recensione sull'ultimo libro di Niccolò Ammaniti. Andrea Cortellessa - critico letterario quarantenne, scuola Ferroni, firma del supplemento culturale del manifesto, collaboratore della Stampa, e a suo tempo di Gianni Celati e Nanni Balestrini - lo attacca sul blog letterario Nazione Indiana, Libero è un giornale «fecale e coprolalico», dice, su cui è impossibile fare una battaglia culturale: «Nori deve chiarire». Nori prima s'arrabbia, poi concorda il terreno di un incontro, che è avvenuto ieri sera in un dibattito abbastanza acceso alla libreria Giufà di Roma. E poco prima di incrociare le armi mischiava ostentatamente le carte: «Non mi piace l'espressione "intellettuale di sinistra". Primo perché la parola intellettuale mi fa venire l'orticaria, e poi perché sinistra, destra, cosa sono ormai? Certo non sono di destra, mi definirei piuttosto uno scrittore anarchico». Perché è finito su Libero? «M'aveva invitato il capo della redazione cultura leggendo un mio pezzo sul manifesto su un libro di Daniele Benati, Silenzio in Emilia. La trovai una gran cosa, la possibilità di parlare a un'audience diversa dalle mie idee, per questo ho accettato. Ho poi sperimentato un posto dove mi lasciano dire quello che voglio, non toccano i miei pezzi, non mi censurano... a me è capitato di essere censurato, e sa da chi? Da Repubblica; alla vigilia delle elezioni del 2006 tolsero un pezzo che erano stati loro a chiedermi, mi dissero che lo trovavano troppo pessimista». Insomma, non si difende: contrattacca.

(...) «Mi aveva fatto arrabbiare», confida Nori, «proprio che Andrea scrivesse che dovevo chiarire. Chiarire?!». È la frase che ha presentato la contesa con le tinte di un dibattimento parastalinista in cui eccelleva il vecchio Pci, con l'omosessuale Pasolini, i radiati fondatori del manifesto, Pintor, Rossanda e Magri, il deviazionista Angelo Tasca, o con troppi scrittori non allineati.

Sennonché, a parte il fatto che non c'è più quel Pci, e il resto sono bene o male caricature, Cortellessa nega con forza che ieri sia stato inscenato un «processo»:
«Figuratevi. È stato Nori a proporre l'incontro». E, ragiona, non s'è mai visto un Giordano Bruno che sale sul rogo di sua spontanea volontà. Nondimeno l'accusa resta tranchant: «Libero e Il Giornale fanno coscientemente un uso criminogeno del linguaggio, il che altera il senso di tutto ciò che viene pubblicato lì dentro, creando un'Italia dell'ansia, dei pugni nello stomaco, della paura. Feltri è un grande creativo, purtroppo, e lo sa fare molto bene».

Ma Cortellessa lo legge, il giornale? «No. E rivendico la massima di Manganelli già ripresa da Vanni Scheiwiller, "non lo leggo e non mi piace"». Nori, durante il faccia a faccia anticipato che s'è tenuto a Fahrenheit nel pomeriggio: «Ma ti rendi conto, Andrea? Come fai a criticare qualcosa che neanche conosci?». «Purtroppo ho cominciato a leggerlo in questi giorni, e non ho cambiato idea, anzi». Nori: «Io resto della tesi di Josif Brodskij, l'unico rapporto che deve legare scrittori e potere dev'essere indifferenza, e disprezzo». «Ma così - gli fa Cortellessa - alimenti un equivoco, sai benissimo che la cornice deforma il quadro». E Nori: «E chi se ne importa! Io vivo, nell'equivoco. Una volta mi telefona un amico perché aveva visto una mia foto in maglietta nera, sempre su Libero. Era la maglietta di un festival di poesia, e il mio amico mi fa, senza scherzare: "Oh, ora sei anche diventato nazista, metti le magliette con la croce celtica?"».

Si toccano, nel dibattito, involontarie punte di comicità. Ci si diverte, certo - tranne quelli che ieri hanno scritto alla libreria dove si teneva il confronto accusandola serissimi («vergognatevi, fate processi stalinisti!»). E naturalmente ognuno può citare i precedenti che vuole, premesso che viviamo tempi minori. Cortellessa evoca Franco Fortini, che scriveva sia sul manifesto sia sul Sole, sì, «ma lo faceva perché aveva scelto la divisa pubblica dell'"Ospite ingrato", colui che critica comunque il punto di vista di chi lo ospita». Altri evocano Pier Paolo Pasolini (che però non era Nori) sul Corriere di Ottone (che però non era Libero). Ad altri ancora viene in mente Giorgio Manganelli su Panorama («ma era il Panorama di Sechi, non di Belpietro», ribatte Cortellessa). Arbasino (non certo un comunista) fu volentieri ospitato su Alias. Oggi accadono eventi più prosaici, Franco Cardini che scrisse editoriali per il manifesto, Alfonso Berardinelli che iniziò a collaborare sul Foglio (e sul manifesto, l'altro suo giornale, dovette precisare «sono ontologicamente di sinistra»), Tiziano Scarpa e Vitaliano Trevisan, non due destri, che firmano anche loro per Libero... A pensarci, la destra sembra avere meno paura, a contaminarsi.

Il Fazioso la mette giù più netta de La Stampa:
(...) Ecco alcune dichiarazioni a supporto di questa incredibile critica/censura. Lo scrittore Rovelli si è cosi rivolto a Nori: "Libero è il giornale più feroce e ferocemente violento nonchè più berlusconiano schierato della nostra epoca. Non si può eludere la questione della pubblicazione".

La Lipperini, firma di Repubblica, sul suo blog si è cosi espressa: "Paragono la collaborazione di Nori con Libero a una mia esperienza personale: da giovane scrissi sulla rivista porno-soft Abc. Trovavo quel giornale ripugnante ma mi turai il naso mettendo a tacere la mia coscienza".
Addirittura il confronto tra Libero e un giornale porno.
..."
Veramente vergognosa questa levata di scudi un po' radical chic e un po' fascista per imporre agli scrittori (di sinistra) di collaborare con giornali di sinistra. Se lo fanno sono traditori, dei berluscones, degli ignoranti....

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