Cultura e Politica
Da La Stampa
Può un intellettuale democratico scrivere su un giornale come "Libero"? Viaggio, con qualche sorpresa, nell'ultima polemica politico-culturale.
Cosa pensiamo se qualcuno di sinistra si trova a scrivere su un giornale come Libero?
Paolo Nori, scrittore di sinistra anche se, spiegherà, quell'etichetta la rifiuta, inizia a collaborare con Libero con una recensione sull'ultimo libro di Niccolò Ammaniti. Andrea Cortellessa - critico letterario quarantenne, scuola Ferroni, firma del supplemento culturale del manifesto, collaboratore della Stampa, e a suo tempo di Gianni Celati e Nanni Balestrini - lo attacca sul blog letterario Nazione Indiana, Libero è un giornale «fecale e coprolalico», dice, su cui è impossibile fare una battaglia culturale: «Nori deve chiarire». Nori prima s'arrabbia, poi concorda il terreno di un incontro, che è avvenuto ieri sera in un dibattito abbastanza acceso alla libreria Giufà di Roma. E poco prima di incrociare le armi mischiava ostentatamente le carte: «Non mi piace l'espressione "intellettuale di sinistra". Primo perché la parola intellettuale mi fa venire l'orticaria, e poi perché sinistra, destra, cosa sono ormai? Certo non sono di destra, mi definirei piuttosto uno scrittore anarchico». Perché è finito su Libero? «M'aveva invitato il capo della redazione cultura leggendo un mio pezzo sul manifesto su un libro di Daniele Benati, Silenzio in Emilia. La trovai una gran cosa, la possibilità di parlare a un'audience diversa dalle mie idee, per questo ho accettato. Ho poi sperimentato un posto dove mi lasciano dire quello che voglio, non toccano i miei pezzi, non mi censurano... a me è capitato di essere censurato, e sa da chi? Da Repubblica; alla vigilia delle elezioni del 2006 tolsero un pezzo che erano stati loro a chiedermi, mi dissero che lo trovavano troppo pessimista». Insomma, non si difende: contrattacca.
Sennonché, a parte il fatto che non c'è più quel Pci, e il resto sono bene o male caricature, Cortellessa nega con forza che ieri sia stato inscenato un «processo»:
«Figuratevi. È stato Nori a proporre l'incontro». E, ragiona, non s'è mai visto un Giordano Bruno che sale sul rogo di sua spontanea volontà. Nondimeno l'accusa resta tranchant: «Libero e Il Giornale fanno coscientemente un uso criminogeno del linguaggio, il che altera il senso di tutto ciò che viene pubblicato lì dentro, creando un'Italia dell'ansia, dei pugni nello stomaco, della paura. Feltri è un grande creativo, purtroppo, e lo sa fare molto bene».
Ma Cortellessa lo legge, il giornale? «No. E rivendico la massima di Manganelli già ripresa da Vanni Scheiwiller, "non lo leggo e non mi piace"». Nori, durante il faccia a faccia anticipato che s'è tenuto a Fahrenheit nel pomeriggio: «Ma ti rendi conto, Andrea? Come fai a criticare qualcosa che neanche conosci?». «Purtroppo ho cominciato a leggerlo in questi giorni, e non ho cambiato idea, anzi». Nori: «Io resto della tesi di Josif Brodskij, l'unico rapporto che deve legare scrittori e potere dev'essere indifferenza, e disprezzo». «Ma così - gli fa Cortellessa - alimenti un equivoco, sai benissimo che la cornice deforma il quadro». E Nori: «E chi se ne importa! Io vivo, nell'equivoco. Una volta mi telefona un amico perché aveva visto una mia foto in maglietta nera, sempre su Libero. Era la maglietta di un festival di poesia, e il mio amico mi fa, senza scherzare: "Oh, ora sei anche diventato nazista, metti le magliette con la croce celtica?"».
Il Fazioso la mette giù più netta de La Stampa:
(...) Ecco alcune dichiarazioni a supporto di questa incredibile critica/censura. Lo scrittore Rovelli si è cosi rivolto a Nori: "Libero è il giornale più feroce e ferocemente violento nonchè più berlusconiano schierato della nostra epoca. Non si può eludere la questione della pubblicazione".
La Lipperini, firma di Repubblica, sul suo blog si è cosi espressa: "Paragono la collaborazione di Nori con Libero a una mia esperienza personale: da giovane scrissi sulla rivista porno-soft Abc. Trovavo quel giornale ripugnante ma mi turai il naso mettendo a tacere la mia coscienza".
Addirittura il confronto tra Libero e un giornale porno...."
Veramente vergognosa questa levata di scudi un po' radical chic e un po' fascista per imporre agli scrittori (di sinistra) di collaborare con giornali di sinistra. Se lo fanno sono traditori, dei berluscones, degli ignoranti....
