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Berlusconi colpito in piazza come Reagan e Cossiga

Lunedì 14 Dicembre 2009, 00:39 in Politica di
Massimo Franco, del Corriere della Sera, ha subito sgombrato il campo dagli equivoci: la statuetta che ha raggiunto al volto il Presidente del Consiglio poteva benissimo esser stata lanciata da un seguace degli Indignati di sinistra, una setta che dall'inizio estate, grazie a La Repubblica, a Di Pietro e all'Unità (anch'essa diretta da una giornalista di La Repubblica), colpisce il governo approfittando degli errori di comportamento (e alla assoluta mancanza di gestione della privacy e della sicurezza) di Silvio Berlusconi. Gli errori di comportamento di SB sono riferiti alla prima aggressione, cioé al sexgate, creato ad arte e con la consulenza di esperti nazionali ed esteri sia per quanto riguarda il Sexgate 1 (quello di villa Certosa legato al precedente scandalo "veline"), sia per quanto riguarda il sexgate 2 (la D'Addario).

Il secondo attacco -dopo quello a luci rosse- è arrivato per mano dei processi. Da quel momento in poi ogni reazione del presidente del Consiglio (composta o scomposta) è diventata una "aggressione" contro le altre istituzioni dello Stato e contro la magistratura. Stranamente però nessuno degli "Indignati"  se l'è presa con se stesso, visto che tutti loro scagliavano aggressioni pesanti contro la Presidenza del Consiglio, utilizzando la Tv di Stato pagata dai cittadini, che per giunta in maggioranza sono contrari a Dandy Dandini, ai faziosi felpati alla Fazio o Floris, agli Indignati pseudo proletari alla Littizzetto o agli Indignati doc tipo Santoro e Travaglio. A Di pietro è stato perdonato tutto: editoriali, inchieste, persino gli attacchi al Capo dello Stato.

Il ricordo dell'attacco giudiziario (ridimensionato, ma non chiuso) è sotto gli occhi di tutti, e persino D'Avanzo su Repubblica ha "condannato" l'ignavia dei Pm del caso Spatuzza...

Poi -in questi tre giorni- il quarto attacco, attraverso la piazza, in perfetto stile anni '70. Cortei di studenti hanno fatto trasparire il progetto di non limitarsi più a slogan e striscioni. Anche peggio quanto successo a Piazza Fontana, e infine il tentativo di bloccare il comizio del Pdl a piazza Duomo, facendo sentire la "voce del popolo" (che però è dall'altra parte), prima che si levasse la mano del signor Tartaglia (che, per singolare coincidenza, è il nome di una "famiglia" della Famiglia del Padrino di F. F. Coppola).
Normale che a quel punto, un militante si ingegnasse a ripetere una Sarajevo, mandando a catafascio la nazione. Poteva essere un Ali Agca, un ragazzo che credeva alle parole dei professionisti artificieri, o il poveretto che - a quanto sembra- non sapeva ciò che faceva.

Lo schema della piazza ripete i vecchi consigli del KGB sovietico:
1) delegittimare il "nemico" sul piano personale;
2) Muovere la piazza per metterlo all'angolo;
3) utilizzare i media e "intellettuali" amici per creare, far credere, agitare, inventare, l'esistenza di un tentativo di "colpo di Stato" strisciante;
4) dividere la maggioranza, facendo leva su personaggi deboli. Ieri Tabacci, oggi Fini.

Negli anni '70 questo schema funzionava a pieno regime, ma, alla prova dei fatti, le sinistre non riuscirono a sfondare, e anzi furono beffate da Craxi.
  Torniamo allo stile del "partito di Repubblica" (più Il Fatto, Manifesto, Unità): attaccare impunemente e poi prendersela con chi fa lo stesso (a torto o a ragione). Si ricordi di quando costoro "picconarono" Cossiga, l'unico presidente della Repubblica non strettamente allineato (Ciampi o Napolitano però sono rispettabilissimi, mentre Scalfaro...). Contro Cossiga scatenarono una splendida riedizione stalinista: lo dipinsero come un "pazzo". Un attacco che forse gli italiani hanno dimenticato. Peccato che il Pdl non sappia  controbattere agli Indignati citando questi casi. In questo il Pdl è un partito debole, e molto.

Lo stile dell'attacco indiretto al "cuore dello Stato" è anch'esso da anni '70: si lancia il sasso, e cioé si accende il fuoco alludendo che Berlusconi sia un Eliogabalo, poi un Al Capone, oppure un Mengele. La calunnia è un venticello, ma  diventa una bora, dopo qualche settimana di campagna mediatica. Anomalie come quella che esiste un Presidente del Consiglio vivisezionato da centinaia di processi e migliaia di perquisizioni aziendali e un migliaio di inchieste (sembrano iperboli invece sono numeri reali) passano allegramente in cavalleria: "Si faccia processare!", invitano sorridendo i Primo Greganti di turno. Ma perché, finora che cosa ha fatto?

Leggi ad personam? E quella che depenalizzò i finanziamenti del Pci da parte del KGB? E le tangenti Enimont sulla soglia di Botteghe Oscure? In cavalleria. Devo dire che sono stanco di fare il "difensore di Berlusconi", cosa che non sono.

Il meccanismo dell'Attacco Indiretto al governo è antico: i giornali e i politici alzano il simbolo del nemico, con eleganza, senza parlare di violenza, ma ponendosi in una zona neutrale, come se la Puglia non fosse una regione rossa con indizi di tangenti pesanti, ma solo la regione della D'Addario.
Dopo di che si scatena il putiferio, perché i ragazzi non sanno che chi lancia la pietra della parola, non gliene frega niente, se non della pagnotta. I ragazzi invece credono nella "giustizia" ma non immaginano che si ha giustizia solo quando tutte le colpe e tutte le responsabilità sono chiare e manifeste, e quando circolano tutte le opinioni al riguardo.  I giovani a quel punto si incazzano, peggio della polizia della famosa serie di B-movies, e tutto ricomincia: scontri, polizia, carcere, repressione, auto distrutte, violenze, "la colpa è dei padroni", il filosofo Bodei che da Floris dice che "la ricchezza è cosa da disinfettare".
Finché La Repubblica & Co. non smetterà di accendere il fuoco non potrà poi sorprendersi degli incendi successivi. Ma gli italiani sanno davvero chi ha acceso il fuoco? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre, da amanti della "libertà di informazione".

Esiste un caso molto simile a quello che ha mandato in ospedale il Presidente del Consiglio italiano, compiuto da uno psicolabile di famiglia PD (costui avrà sentito discorsi di un certo tipo? Avrà sentito solo un certo tipo di Tg? Sennò perché prendersela con Berlusconi come in un Taxi Driver, e non con il primo che passa?).
Chiudo ricordando che la sicurezza con Berlusconi sta fallendo da molto tempo. Ho seguito per lavoro delle conferenze del premier e di diversi ministri, intervistandone alcuni. Ogni volta ho avuto l'impressione che non ci fosse nessun tipo di controllo. Ma anche che le scene su Piazza Fontana non si possono più permettere. Si faccia una commemorazione al chiuso e si rispettino i morti.

Ecco un attentato simile a quello subito da Berlusconi. E' quello che colpì Ronald Reagan nel 1981. In quel caso fu usata un'arma da fuoco.

Da Il Sole 24Ore :

A 70 giorni dall'insediamento, il 30 marzo 1981, con il sangue che esce dal petto bucato, Reagan compie il suo primo miracolo: sopravvive a un proiettile a due centimetri dal cuore, come sopravviverà ai tumori, agli scandali, ai democratici, ai giornalisti e, fino al 6 giugno 2004, al tempo. L'attentato è "un classico": all'uscita da un hotel di Washington un uomo si avvicina al presidente e spara sei colpi di rivoltella, conficcandogli un proiettile in un polmone e ferendo gravemente l'addetto stampa Jim Brady. L'attentatore è John Hinckley, uno psicopatico che vuole attirare l'attenzione del suo idolo, l'attrice Jodie Foster. Reagan, ricoverato al George Washington Hospital, viene operato, si salva e guarisce rapidamente. Resterà famosa la battuta ai chirurghi che stanno per operarlo: «Vi prego, ditemi che siete repubblicani!».

7
7 commenti
7
14 Dic 2009
alle 19:43

paolodilautreamont

Ottima osservazione Angelo, da segnalare anche a Saura, che segue questo aspetto della sicurezza dei rappresentanti del governo: http://sauraplesio.blogspot.com/

6
14 Dic 2009
alle 17:08

angelo41

Che la vigilanza intorno al Presidente del Consiglio sia "all'italiana" l'ho già capito da alcun anni e spiego perchè:

Si dà il caso che al piano terra dell'abitazione privata di Berlusconi, in via del Plebiscito, ci sia l'agenzia di assicurazioni

Vittoria, alla quale mi reco due, tre volte all'anno, per normali

motivi di rinnovo o altro. Ebbene mai, dico mai, ci sia qualcuno

che mi identifichi o controlli dove diavolo vada.

Si tratta di un androne, con cortile dietro, scalone e ballatoio d'accesso ai piani superiori. Fuori c'è una camionetta con alcuni

carabinieri, nell'androne e sulle scale nessuno.  

Ricordo, molti anni fa, per analoga situazione in corso Vittorio

sotto casa di Andreotti, chi entrava veniva identificato ed annotato su apposito registro. 

5
14 Dic 2009
alle 15:50

paolodilautreamont

Fperson, il problema non sono i giudici, quando costoro lavorano contro la criminalità.
Giusto l'approccio sul "porcata non lava porcata". Ci piacerebbe però che si parlasse anche delle porcate fatte dai giustizieri della notte di sinistra. Sarebbe un ottimo modo per finalmente smettere di fare come i tifosi al bar, e parlare e pensare a cose serie.

4
14 Dic 2009
alle 15:23

fperson

In Italia esistono 4 organizzazioni criminali tra le più potenti del mondo. Il livello di corruzione è superiore ad ogni altro paese europeo. Ma il problema sono i giudici che condannano quei crimini e la stampa che li denuncia. Nessuna censura per i giudici che vendono sentenze e per i giornalisti che fanno da palo. Complimenti!
Un'ultima considerazione: se i comunisti si sono fatte delle leggi ad personam è cosa buona e giusta criticarli. Non è una ragione per giustificare le leggi ad personam di Berlusconi. Porcata non lava porcata.

3
14 Dic 2009
alle 15:21

Nessie

Un pezzo molto attento e ben documentato. Ho l'impressione anch'io che la sicurezza intorno al Premier, in questa come in altre occasioni, stia fallendo. E che le dichiarazioni di Maroni sul "tutto va bene madama la Marchesa" siano solo una stanca e vuota proforma. Gli agenti addetti alla sicurezza, devono innanzitutto guardare agli occhi degli attentatori, perché in caso di arma da fuoco, è il primo piano sullo sguardo a rivelare le intenzioni malefiche. Come si vede fare al cinema sui particolari dei primi piani.  Da cosa capiamo se un presunto amico sta per tradire e colpire? Dallo sguardo "rivelatore".

Nel caso specifico di Tartaglia poi, c'è stato nel filmato, il ripetuto  suo gesto di allungare il braccio e ritirarlo per un paio di volte. In mano, si vedeva benissimo l'oggetto racchiuso: la fatidica statuetta del Duomo. Dov'era la scorta? E cosa vedeva in quel momento? Dormiva. O se non dormiva non c'era proprio.  E' questa la verità. 

2
14 Dic 2009
alle 14:31

paolodilautreamont

E' vero che esiste un problema di derubricazione dei reati contro "il governo". Ricordo che Repubblica per una ventina di anni ha diffuso il credo che Andreotti era un mafioso tout court. La campagna, fallì ma Andreotti poi fu processato per una decina di anni come mafioso. Naturalmente, al di là delle assoluzioni, rimase l'accusa lanciata a mezzo stampa. Manca in Italia il concetto di responsabilità personale per i giudici e per la stampa.

1
14 Dic 2009
alle 12:49

textman

Giusta analisi. In realtà contro chi appicca gli incendi dovrebbe esserci la magistratura ordinaria, che cieca da un occhio ha derubricato la diffamazione, l'apologia di reato e l'istigazione a delinquere a "libertà di stampa". Ma basterebbe applicare gli articoli del codice penale su questi reati. Sono solo delinquenti comuni.

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