Cultura e Politica
Nel PD il potere è in mano a due componenti: la cassaforte diessina di banche e cooperative (100mld annui di fatturato), più il Capo invisibile, colui che ha imposto ogni mossa e ogni leader negli ultimi venti anni: l'ingegnere De Benedetti, il quale intanto si è dimesso da ogni carica aziendale. Difficile però che sia lui il prossimo anti SB, come scrive Gius. in un commento qui sotto. Sarebbe una copia di SB, perdente.
Il problema del PD è che non crede nelle leadership, che confonde puerilmente con le dittature (è fermo al 1948, in effetti). Ma non credendo nelle leadership forti, la nave non viene governata da nessuno a parte i banchieri di turno che fanno cassa, e gli elettori se ne accorgono e girano le spalle. Inoltre i leader non ci sono nemmeno se li volessero: chi prendere, Rutelli, la Melandri keniota? Franceschini-Franceschiello? Bersani turtellen?
Gli unici leader capaci a sinistra restano i guitti fatti ascendere negli scorsi decenni per egemonizzare la cultura e i media. Anche costoro sono messi male, se il tutto si riduce alla Littizzetto, a Crozza e alla battaglia pro-Sky...
Roberto Benigni stasera a Sanremo ha fatto un perfetto comizio da segretario del Partito. Alquanto privo di inventiva e verve. Quasi nessuno ha riso, nessuno si è gasato. La noia era alta: sembrava Veltroni. Una confusione dei ruoli imbarazzante. Benigni non è mai stato un attore, ma un figurante, una spalla di classe, un Renzo Montagnani meno umano e meno felpato, e forse più volgare (le battute sul trombare di stasera, le mani sulle palle di Pippo Baudo in un'edizione precedente, la mani sulla Divina Commedia trasformate in grande evento culturale nei peana dell'Accademia della Kruska...). Se avesse continuato senza montarsi la testa, sarebbe stato un grande. Invece si è fatto elevare sugli altari di La Repubblica, dei Tg, e lì ha perso ogni chance di crescita. Peccato.
Ma lo smarrimento della verve comica (tragica, artistica...) di Benigni non cambia la questione di stasera al Festival di Sanremo: è possibile un uso così di parte della televisione "pubblica"? Torniamo agli anni '70? Allora la DC col Psi e i laici teneva saldamente le redini del Paese, mentre ai comunisti veniva data carta bianca sui media. Andreotti, il presidente Leone, Craxi: iniziarono allora le demonizzazioni a mezzo stampa. L'opposizione era contenta, la gente aveva di che sparlare, e intanto la DC governava e il PCI continuava a perdere, come ancor oggi.
Ma adesso converrebbe anche al PD abbandonare l'egemonismo gramsciano e considerare che -in uno Stato moderno- deve vigere la separazione netta, non solo tra Stato e Chiesa, ma anche tra Stato , scuola e mondo della cultura. Si chiedano spazi politici più equi e meglio distribuiti (sono più che d'accordo), ma intanto si smetta di trasformare Che tempo che fa in Tribuna politica.
Continuate pure così... con gli insulti ai "diversi" e la pretesa razzistica di essere dalla parte del bene a priori e a prescindere. La maggioranza degli italiani pensa esattamente l'opposto, forse proprio per questi atteggiamenti dannunziani, per non dire peggio.
Cosa pretendi da uno che tiene una foto del Nano nel sito?
e te saresti un giornalista??
alle 01:04
Peter
Quante braccia rubate all'agricoltura!