Approfitto di questo post su La Strada per un commento che ripropongo anche qui.
Sulla letteratura apocalittica recente, consiglio Cronache del dopobomba di Ph. K. Dick.
Su McCarthy ribadisco quanto già detto in altri contesti: non è affatto il più grande scrittore vivente, è l'unico grande scrittore vivente. Aggiungo che nei suoi romanzi si salta a piè pari la scrittura vuota, disperante e nichilista (ma bella), cui si ispirano i Carver, Lansdale, Saramago, Agota Kristof, gli hard boiled italiani etc etc.
Si salta anche il ritorno a una scrittura spessa, ma fine a se stessa, come in Roth o Updike o Richler. Tutto ciò senza ricadere nel campo della letteratura didattica socialista o gramsciana.
Gli abissi disperanti di McCarthy non sono mai senza luce. A pensarci bene, è uno scrittore religioso, profondamente religioso. Ma non commette l'errore di indicarci dove è [ciò che si definisce come] Dio. E' per questo che è l'unico rimasto a padroneggiare il Logos. Il resto non è che esercizio di stile.







1. M.Persico, Lunedì 23 Febbraio 2009 ore 16:48
orca...
ti do ragione, se non per quest'uomino:
Albert Sánchez Piñol con il suo ''la pelle fredda''
2. paolodilautreamont, Lunedì 23 Febbraio 2009 ore 23:50
Dalla trama sembra bello, anche se non mi dimostra di uscire dal nichilismo così trendy. Lo leggerò per vedere se ciò è colpa di chi presenta il libro. Mi ricorda anche un bellissimo libro argentino, "L'invenzione di Morel".