Cultura e Politica
Il metropolita Kirill ce l'ha fatta. Ottima "campagna elettorale" e grande entusiasmo della stampa italiana. Qui casca l'asino, perché i nostri media hanno presentato il nuovo Patriarca russo come un "Alfiere del dialogo col Vaticano" (titolo del Corriere della Sera), mentre non è esattamente così. Come già riportavamo ieri, Kirill non è un progressista (AGI scrive "riformista"), anche se lo stesso The Guardian lo presenta come "un intellettuale modernizzatore". A noi tornano in mente le vicende
del Maestro e Margherita di Bulgakov, in cui la realtà era distorta in favore dell'ideologia, in una Notte di Walpurga generale. Ieri abbiamo riportato il giudizio di Aleksej Makarkin con alcune frasi del nuovo Patriarca: "Le idee liberali si infiltrano nel mondo della teologia e certi teologi cominciano a dire che non c'è differenza tra le diverse religioni". Kirill è vicino al santo Ilarion, autore del libro "Non c'è cristianesimo senza chiesa". Kirill specifica: "C'è una sola chiesa, santa, comunitaria e apostolica, ed è la chiesa ortodossa". In realtà Ilarion arriva a dire che i cattolici e i protestanti non sono cristiani. Strano ambiente per colui che La Stampa ha presentato come un "liberale", anche se "secondo i parametri ortodossi".
E' pur vero che il nuovo patriarca ha incontrato alcune volte il papa ed è stato in visita alla comunità ortodossa di Aversa, dove ha avuto belle parole ecumeniche. E' pur vero che Kirill in questi anni è stato de facto il "ministro degli Esteri" con delega ai rapporti con Roma (che erano i peggiori tra tutti i rapporti), ma ciò significa solo che Kirill sa bene quali parole utilizzare per mantenere il potere. In realtà in Russia si continua a negare ogni liceità alle diocesi cattoliche, ritenendo preferibile il sistema di ripartizione utilizzato dagli ortodossi.
E' chiaro che un "dialogo" partirà e porterà a una visita di Benedetto XVI a Mosca, ma è difficile che si vada a nuove relazioni.
Il Times (online) offre alcune informazioni aggiuntive: intanto gli inglesi scrivono che anche Kirill, come il suo predecessore Alessio, è considerato un ex agente del KGB, col nome in codice di Mikhailov (Putin dovrebbe saperne qualcosa). Le indiscrezioni su Alessio erano già state anticipate su L'Opinione, ma non da altri organi di informazione. Il Times ricorda anche uno scandalo: Kirill negli anni '90 fu definito il "metropolita al tabacco" perché rimase coinvolto in un traffico di sigarette duty-free, utili a raccogliere finanziamenti per "aiuti umanitari".
Kirill è un ottimo comunicatore che sa dissimulare. Per questo motivo le sue parole su una "collaborazione necessaria" col papato andrebbero lette in chiave teologica, senza pensare a una nuova ecumene. Il dialogo probabilmente riguarderà alcuni temi specifici, come il rifiuto del sacerdozio femminile, dell'omosessualità e la battaglia contro la desacralizzazione nella cultura europea. Appare lontana la spiritualità luminosa di Pavel Florenskij.
Benedetto XVI ha espresso la sua gioia per l'elezione di Kirill, qualcosa succederà forse, ma ciò non toglie che la diplomazia vaticana mostri errori e ingenuità, non solo per quanto riguarda i rapporti con Israele.
Window on Eurasia riferisce i risultati ottenuti da uno studio condotto nell'Istituto di matematica applicata di Mosca, utilizzando modelli di D.S. Chernyavsky. Secondo i dati ottenuti, la Russia sta entrando in un "semicollasso" ed è destinata a veder passare ampie parti della Siberia sotto il controllo statunitense, mentre le Sakhalin e le Curili tornerebbero al Giappone, altre zone del Far East alla Cina, mentre una enclave musulmana si instaurerebbe nel medio Volga, e una repubblica autonoma nella penisola di Kola. Dopo la politica e la religione, ora anche la scienza tende all'apocalittica, in Russia.
Mio articolo per L'Opinione di oggi. Nella stessa pagina anche un'analisi di Stefano Magni -sempre sulla Russia: qui in PDF.