Cultura e Politica
Ponete attenzione a queste parole: il 30 ottobre lo sciopero generale della scuola sarà un successo stratosferico, con milioni di partecipanti.
Alla manifestazione di Roma andrà anche chi non è mai andato ai cortei dei combattenti e reduci di sinistra. Sono tutti incavolati duri, e tutti sono convinti di essere dalla parte della ragione. Questi sono i dati che mi arrivano e queste sono le impressioni che raccolgo dalle mie parti e nelle scuole dove vanno i miei figli.
I fattori di inevitabile successo della protesta sono quelli che ho già ricordato in altre occasioni: la cultura pop che determina i comportamenti nelle società occidentali privilegia la contestazione globale al ragionamento. Dal 1919 in avanti la politica nostrana si basa sulla distruzione dell'avversario e non persegue un qualsiasi tentativo di ricostruire insieme il Paese. L'Italia è il paese dei partigiani (=di parte), mentre il Regno Unito, ad esempio, è il paese dove tutti si sono uniti per combattere nazifascismo e comunismo. L'Italia è anche un'eterna "terra di confine" in cui è molto facile varcare la linea e passare dall'altra parte. Succedeva ai tempi del Muro di Berlino. Succede ora, nel periodo del Muro del Petrolio e del gas.
Inoltre, i ragazzi seguono i professori, e così pure i genitori. Non possono più ergersi come nemici e contestatori di genitori e professori, come riuscirono a fare negli anni '60-'70, pur con contraddizioni e le solite partigianerie preconcette. La loro è una posizione difficile: sono scavalcati nella contestazione dai figli del '68 che stanno in cattedra e a casa, così glissano inevitabilmente nella spirale conservatrice del mantenimento dello statu quo a ogni costo, spronati in questo dai canti dei Jovanotti.
La motivazione principale dell'evento oceanico prossimo venturo sarà però un'altra: la protesta avrà un successo biblico e da crociata perché ha la funzione di un esorcismo di massa. Ernesto de Martino, in uno splendido saggio sulla Fine del mondo e le apocalissi culturali, descrisse il marxismo come una religione. Inoltre mostrò con chiarezza che le culture tribali in crisi hanno sempre una tendenza apocalittica. Identificano cioé la propria fine con la fine di tutta l'umanità.
Del resto anche Umberto Eco parlava di "apocalittici" (e integrati).
Figuriamoci quanto questa tendenza può essere forte nel momento in cui alla crisi della sinistra italiana si somma davvero una crisi mondiale gravissima, nella quale tutti sono coinvolti.
In questi giorni manifestare contro ogni ipotesi di "tagli" equivale a esorcizzare la paura del proprio licenziamento e del proprio futuro. Paura comprensibilissima e nobilissima, purtroppo però lanciando nel Paese un clima di proteste e scioperi si rischia di alimentare il caos e accelerare la crisi generale, cioé si rischia di creare davvero delle apocalissi. La "sragion" di Stato si imporrebbe sulla Ragion pratica. L'utile particolare si imporrebbe sull'utile collettivo. La cicala si imporrebbe sulla formica.
Serve invece una grande consapevolezza, e si dovrebbe dire chiaro a tutti che dobbiamo attraversare una fase di sacrifici e di condivisione delle difficoltà.
A sinistra si sta seguendo il percorso inverso, quello della società divisa in classi. E sono proprio i "Piccoli Garantiti" dallo Stato a temere la fine delle loro certezze, ma così rischiano di buttare via il bambino con l'acqua sporca, di seppellirsi con le proprie mani, di restare davvero più poveri e meno garantiti.
E' chiaro che l'attuale impianto si presta a equivoci e che i tagli devono essere seguiti da una fase di ricostruzione. Tuttavia qui rientra anche l'altro elemento apocalittico: la fine del PD e della sinistra. Dietro la questione della scuola si concentra insomma il tentativo (pur nobile) di salvare il PD. Il metodo è sbagliato, però, perché il partito di Veltroni si dovrà salvare creando dei contenuti propri, con delle proposte proprie, senza attendere le invenzioni di Obama o la resurrezione di D'Alema. La sinistra ha bisogno di riformismo e di abbandonare per sempre la cultura del classismo e dell'antagonismo.
Inoltre, ogni volta che si assiste a un dibattito sulla riforma della scuola, si nota che i "contestatori apocalittici anti Gelmini" non hanno argomenti reali. Lo si è notato anche due sere fa a Otto e mezzo, (dove Lilli Gruber, non più velata, è più indipendente rispetto a qualche tempo fa). Nella trasmissione la rappresentante del Parlamento e il professore della Bocconi Roberto Perotti (autore di un ottimo libro sui nefasti dell'università italiana) hanno smantellato le contestazioni di studenti e precari. Sui precari Perotti ha lanciato una frecciata mortale: non è che sono "santificati" d'amblé dal loro essere precari. Tra loro ci sono bravi docenti che meritano la cattedra e una buona paga più di molti baroni, ma ci sono anche dei perfetti somari che sarebbe bene non assumere. Perotti ha anche ricordato che se ora tutti riconoscono la necessità di premiare il merito, ciò tuttavia non significa nulla, se poi non si agisce. Negli Stati Uniti le università private sono sottoposte a severissimi test. In Italia il clima culturale vieta la stessa possibilità di pensare all'università privata (col risultato che il 20% delle università sono al fallimento e che nessuna università italiana è tra le prime 150 al mondo). Ma lo stesso clima culturale conservatore ci vieta persino di fare come nel Regno Unito, dove invece ci sono università pubbliche, che sono comunque sottoposte a delle severe e imparziali analisi da parte organismi internazionali super partes. Lì, se si chiude l'università di Leeds perché è inefficiente e non forma studenti preparati, tutti sono felici, qui invece studenti e professori occuperebbero la città di Leeds per anni. Così nulla cambia, come nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Vige lo sport nazionale di buttare fango su ogni riforma, giusta o sbagliata che sia. Così le corporazioni annegano il pensiero che fu di Leopardi e ci fanno naufragare in una scuola per niente dolce.
Quanto ai "picchiatori fascisti" vedere qui. Altre info qui su Le guerre civili.