Cultura e Politica
Diverso il caso di altre nazioni latinoamaericane, oltre alla Spagna, dove si stanno diffondendo le gang giovanili di immigrati sudamericani, come i Latin Kings. Tutto parte dal Brasile dove nacquero le prime bande di briganti in lotta contro lo Stato e i latifondisti, i cangaceiros .
Chi avrebbe mai detto che il campione brasiliano Pelé sarebbe stato accusato di riciclaggio di denaro con la B-gang, un'organizzazione criminale norvegese, formata da immigrati pakistani?
Da anni la polizia brasiliana cerca di colpire la B-gang, che investe nell'acquisto di case e locali. Un anno fa furono arrestati 10 membri del "cartello" in Brasile e 17 in Norvegia-. Pelé è stato interrogato dalla polizia di Natal in relazione a un'operazione immobiliare che vede coinvolta la gang paki-norvegese.
Il Brasile ha diverse sue organizzazioni criminali, a partire dal Primero comando da Capital (PCC), per il quale rinvio a un mio articolo (www.ragionpolitica.it/testo.5803.brasile_metafora_napoli.html). L'Interpol calcola che almeno 50 grandi criminali, inseguiti da ordini di cattura nei loro rispettivi paesi, siano presenti in Brasile. Non si tratta più -però- della classica latitanza tropicale, che riguardava i criminali dei decenni passati.
Le operazioni di riciclaggio trovano in Brasile una sede facile, visto che l'impetuosa crescita dell'America latina si traduce in espansioni edilizie, grandi movimenti finanziari, caos nell'azione di controllo. I riciclatori si mascherano da perfetti uomini d'affari.
"Si tratta di un fenomeno mondiale che colpisce soprattutto le economie emergenti", dice Antonio Rodrigues, presidente del Comitato di controllo sulle attività finanziarie del Ministero dell'Industria brasiliano. Pecunia non olet: "Il denaro dei criminali non differisce dal denaro delle persone oneste" ed è difficile da individuare. Il comitato -tra il 2003 e il 2006- ha bloccato appena 26 milioni di dollari nei conti di organizzazioni criminali internazionali. Una goccia nel mare.
Oltre alla B-gang in Brasile operano criminali che provengono da Spagna, Portogallo, Francia, Russia, Irlanda e Italia. Ovviamente persistono anche i narcotrafficanti colombiani.
La B-gang è formata in gran parte da immigrati pakistani ed è in feroce concorrenza con i rivali della A-gang e degli Young boys per il controllo della zona est della periferia di Oslo. La nascita della mafia è legata ai limiti della politica di incentivi all'immigrazione applicata dal governo norvegese negli anni '80. Mentre agli inizi gli immigrati erano perfettamente integrati, col tempo la situazione è degradata: sono aumentati gli arrivi, è calato il welfare, è cresciuto il tasso di criminalità e integralismo. Il fenomeno tocca soprattutto tre quartieri di Oslo, mentre nel resto della Norvegia è quasi inesistente.
La B-gang è specializzata in estorsioni, rapine, traffico di droga e di armi e sequestro di persona. Anche se non si tratta di un'organizzazione come Hamas o Al Qaida, la B-gang ha mutuato dallo jihadismo un alto livello organizzativo.
In Brasile si ipotizza la presenza di un centinaio di persone legate al gruppo della famiglia norvegese di origine pakistana Rasool, parte centrale dell'organizzazione.
Con i Rasool è collegato Trygue Kristiansen, catturato in seguito alla operazione Paraiso della polizia di Natal. L'inchiesta è partita dall'impossibilità, per l'allora semplice proprietario di posada, di passare all'acquisto di grandi resort, spa e palazzi. La Empresas Pelé ha operato nella stessa zona, creando King's flat, un complesso di palazzi di lusso. Il 30% degli appartamenti sarebbe stato comprato da "investitori norvegesi", il che, nonostante le smentite del gruppo del campione, ha fatto scattare le indagini della polizia.
Dei sei fratelli Rasool ben cinque sono in galera. Cinque donne, tra cui la madre e altri membri della famiglia, sono stati arrestate.
Ultimamente la polizia di Oslo indaga in direzione del Pakistan, perché la B-gang starebbe reinvestendo nella terra di origine.
Un altro clamoroso caso di riciclaggio di denaro proviene dalla Bielorussia, dove l'ambasciatore della Polonia ha accusato il governo dittatoriale di utilizzare un'impresa statale, la Belnejtekhim, per lavaggio di denaro per conto della compagnia petrolifera venezuelana PDVSA. Si tratterebbe di un miliardo di dollari. La fonte di questa notizia è la rivista Finantial Crime World Check. La dichiarazione è stata smentita dall'ambasciatore venezuelano in Bielorussia.
I venezuelani hanno commesso l'errore di utilizzare imprese che sono presenti nel territorio USA, e perciò sono perseguibili a termini di legge, anche perché negli Stati Uniti il livello di attenzione nei confronti degli alti papaveri chavisti è alto.
Anche la Belnejtekhim è sotto mira dei funzionari investigativi nordamericani, i quali sconsigliano alle imprese USA di utilizzarla per scopi commerciali. In risposta la Bielorussia ha espulso l'ambasciatore statunitense, nel mese di marzo, dichiarandolo "persona non grata".
Vorremmo conoscere lo stato dell'arte delle indagini finanziarie in Italia, a questo punto. Nelle riviere turistiche del nord, come nelle grandi città, opera da anni una pletora di investitori russi, dotati di valigette piene di dollari e rubli, desiderosi di acquistare case e negozi. Per se stessi scelgono grandi ville, preferibilmente isolate. Qualcuno parla di "mafia russa" e riciclaggio, ma la questione non si è mai tradotta in inchieste precise.