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Segolène Royal senza libertà né giustizia

Lunedì 23 Aprile 2007, 01:13 in di

Sia Sarkozy sia la Royal hanno fatto due discorsi ecumenici e "vuoti", subito dopo i risultati del primo turno presidenziale.

La Royal però ha detto una cosa fondamentale, tanto sottile e invisibile, quanto grave:

Senza giustizia non c'è libertà (Il n'y a pas de liberté sans justice)

Si tratta di uno slogan che riprende in parte il grido No justice no peace, lanciato dai neri nella rivolta di Los Angeles (ripreso completamente a sproposito dai giovani della "rivolta delle banlieues"). Ma il grido dei neri partiva da un serio e concreto problema di giustizia, ed aveva senso, verità, commendevolezza. Qui siamo da tutt'altra parte.
La frase della Royal infatti è l'esatto opposto della (più verosimile) verità. La frase corretta sarebbe:

Senza libertà non c'è giustizia

Nel secondo caso la giustizia dipende ed è conseguenza della libertà. Nel caso della Royal invece la libertà è un prodotto della Giustizia. Un errore enorme, il solito della sinistra. Infatti se la Giustizia di cui si parla fosse "divina", questa non andrebbe posta sotto il diretto controllo di uomini (uomini di chiesa inclusi), e la cosa non avrebbe conseguenze spiacevoli. Ma si parla di giustizia umana, equiparata alla stessa divinità. Pertanto si pone un Valore Assoluto come relativo (Dio=Giustizia). Poi si pone questo valore relativo come Assoluto incarnato (all'interno del "sociale"). Dov'è l'errore?
Semplice: non si dice al "popolo", vero oggetto dell'operazione, che i soggetti della "giustizia" sono altri uomini. Essendo però questi ultimi una casta di eletti che si rappresentano come un tutt'uno con la massa, essi diventano i sacerdoti della Giustizia, gli amministratori della stessa. Non si parla qui dei magistrati né dei legislatori, si parla di chi controlla gli uni e gli altri. E' per questo che i socialcomunisti e i giacobini, così come l'islam politico e gli stessi i cristiani degenerati, cadono nell'errore continuamente. Come possono essere loro, una parte, a essere i soli proprietari, i capitalisti della Giustizia? E come possono essere -sempre loro- i produttori non di merci tramite lavoro -come nella teoria marxiana-  ma addirittura della Libertà -come nella prassi giacobina-.
Non si dimentichi però che la libertà che offrono al popolo dopo averla sequestrata, nasce dalla decapitazione del potere precedente. Nulla di divino in queste osmosi, e molto di umano, nel senso della famosa frase di Emmanuel Kant: "Da un legno storto come quello di cui è fatto l'uomo, non si può costruire niente di perfettamente dritto".

Il liberalconservatore parte da questa osservazione negativa ma pragmatica, per costruire poche cose che garantiscano la libertà. Il socialcomunista (versione '900 così come ancora adesso) è invece un positivista sociale, un nietzschiano di massa, un dannunziano che ha letto Marx. Per lui la giustizia non proviene dall'alto del Sinai, ma dal proprio ventre, ed è solo controllando la giustizia che si emana la libertà. Quale libertà possa derivare dalla sacralizzazione dell'ego e del ventre dei militanti si è visto. L'hanno visto i prigionieri dei gulag socialcomunisti e quelli dei lager nazionalsocialisti.

Cosa succede oggi, quando le Royal e i Prodi prendono il potere per via legale? La libertà può resistere all'urto della "giustizia dominatrice" (anche se Scaramella avrebbe qualche cosa da ridire, i.e.). Ma la libertà di mercato continua ad affondare. Quella sarà pur sempre sottoposta al potere della "giustizia" delle Royal e dei Prodi.

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